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Sono due i numeri fondamentali da cui partire per capire il peso del calcio nell’economia italiano. Il primo è quello relativo alla sua incidenza sul Prodotto Interno Lordo: 12 miliardi e 400 milioni di euro. Il secondo, invece, è l’attivazione dei posti di lavoro, che nel 2023 ha raggiunto la quota delle 141 mila unità. 

Numeri impressionanti, significativi, importanti. Numeri che si accompagnano a quelli relativi al valore delle rose delle squadre. Numeri che confermano una cosa: il calcio è sempre più importante nel tessuto economico italiano. 

I numeri del calcio italiano 

Il calcio non è soltanto lo sport più seguito in Italia, ma un vero e proprio motore economico. Secondo la 15esima edizione del Report Calcio 2025 della FIGC, il sistema calcistico sta aumentando sensibilmente il proprio impatto sull’economia italiana, con benefici economici che derivano da diversi comparti: il calcio professionistico contribuisce con 5,2 miliardi, quello dilettantistico e giovanile con 2,9 miliardi, le scommesse sportive con 1,8 miliardi, i media con 1,2 miliardi e il turismo calcistico con 1,3 miliardi.

Un altro dato significativo riguarda la contribuzione fiscale: tra il 2006 e il 2022 il calcio professionistico italiano ha versato quasi 19,8 miliardi di euro allo Stato. La Serie A da sola copre il 67% del totale (13,3 miliardi), seguita dalla Serie B (2,3 miliardi) e dalla Serie C (1 miliardo). Anche il settore delle scommesse ha avuto un ruolo crescente: con una raccolta di 16,1 miliardi di euro, ha garantito un gettito record di 401,6 milioni. Numeri che confermano come il calcio, oltre a passione popolare, rappresenti un pilastro dell’economia italiana.

Uno sguardo al calcio di Milano 

Ma guardiamo adesso ad altri numeri, quelli relativi ai costi dei club. E lo facciamo focalizzando l’attenzione sui due club di Milano. Il confronto tra le rose di Inter e Milan offre uno spaccato interessante sul diverso approccio gestionale dei due club. Come si legge su Calcio&Finanza, i rossoneri presentano un costo complessivo che sfiora i 200 milioni di euro, suddivisi in maniera abbastanza equilibrata tra stipendi lordi, pari a 104 milioni, e ammortamenti e prestiti, che ammontano a circa 92 milioni. Una strategia che sembra rispecchiare la linea societaria del Milan, attenta a contenere i costi pur restando competitiva ai massimi livelli, cercando un equilibrio tra investimenti sui giovani e ingaggi sostenibili.

Situazione diversa per l’Inter, che ha ridotto il costo complessivo della rosa a 194 milioni, ma continua a mantenere il monte stipendi più alto di tutta la Serie A. Con oltre 141 milioni di euro destinati agli ingaggi, i nerazzurri evidenziano una struttura più sbilanciata rispetto ai rivali cittadini. Il club ha puntato a trattenere giocatori di primo piano e ad assicurarsi profili di grande esperienza, fattore che inevitabilmente incide sui bilanci.

Il calcio continua a smuovere milioni, a creare opportunità di investimento, ad attrarre capitali dall’estero. Ora è il momento di rendere ancora più forte questa industria, guardando all’innovazione, all’aggiornamento. Per non arrivare in ritardo rispetto al resto d’Europa. Come l’Inghilterra, dove il calcio viaggia a una velocità ancora più alta.