beach soccer Milano - foto credit Valentina Celeste @celestestudiobeach soccer Milano - foto credit Valentina Celeste @celestestudio

Il città di Milano Beach Soccer rappresenta una delle realtà sportive più particolari e appassionate del capoluogo lombardo: una squadra di Serie A che porta la sabbia e il sole del beach soccer nel cuore di una città senza mare, ma con tanta voglia di sognare. Nell’evento di oggi 6 novembre 2025, organizzato insieme all’assessora allo sport del Comune di Milano, Martina Riva, nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, il presidente Luca Cataldo, il direttore sportivo Enrico Ramperti, gli sponsor, (Impresa Edile Pezzutto per la squadra maschile e Chiaravalli Group per la femminile) e i capitani, hanno potuto posare con la bandiera olimpica.

Un’occasione simbolica, ma anche significativa, per parlare di sport, di passione e delle sfide di chi porta avanti un progetto sportivo unico nel suo genere. Di seguito, le parole del presidente e del direttore sportivo, che raccontano ambizioni, difficoltà e sogni di una società che continua a credere nella propria identità e nel valore del beach soccer Milano anche lontano dalle spiagge.

Le parole del presidente Luca Cataldo

Presidente Luca Cataldo - foto credit Valentina Celeste @celestestudio
Presidente Luca Cataldo – foto credit Valentina Celeste @celestestudio

Come presenteresti la realtà del città di Milano Beach Soccer a persone che non la conoscono?
«Inizierei raccontando chi siamo stati. Milano, nel primo ciclo di beach soccer in Italia, è stata la società più forte e più vincente. Poi, negli anni, abbiamo incontrato tante difficoltà, perché realizzare un sogno come il beach soccer a Milano è davvero complicato. È una città forte, importante, con dinamiche complesse, mentre noi non siamo uno sport “forte”.
Quello che possiamo fare è raccontare chi siamo e cosa proviamo facendo questo sport, cercando di trasmettere la passione che viviamo quotidianamente. Siamo comunque una realtà di Serie A: rappresentiamo la nostra città e la nostra regione in giro per l’Italia. Possiamo raccontare i fasti del passato e continuare a coltivare il sogno di essere ancora una società di riferimento, nonostante a Milano non ci sia il mare. E farlo con la passione che ci permette di andare avanti, nonostante le difficoltà».

Perché avete scelto proprio il beach soccer?
«Un po’ per caso. Ci siamo avvicinati tutti e ci siamo appassionati. Questa passione va oltre la distanza dal mare: è uno sport che ci affascina, ci fa stare bene e ci regala tante emozioni».

Quali sono le difficoltà che avete incontrato? Per esempio, come siete organizzati visto che non avete un campo?
«Non avendo un campo non possiamo nemmeno crescere a livello di numeri. Con una struttura nostra potremmo dare più visibilità al movimento, soprattutto agli occhi dei giovani che si avvicinano a questo sport.
Nelle altre realtà il beach soccer si pratica in spiaggia, con il via vai delle persone: la semplice presenza visiva lo pubblicizza e lo fa conoscere. A Milano, anche se avessimo una struttura, saremmo comunque una goccia nel mare.
Non ci sono strutture che possano ospitarci né spazi disponibili per costruire un campo: questo non ci permette di crescere bene tecnicamente. Avere un campo vicino sarebbe fondamentale. Negli ultimi anni ci siamo dovuti organizzare andando fuori dalla Lombardia, questo ha comportato una grande dispersione di tempo ed energie».

Quali sono le vostre ambizioni future?
«Crescere a livello di strutture e, insieme ai nostri partner, crescere anche a livello sportivo per tornare a vincere».

Le parole del direttore sportivo Enrico Ramperti

Il direttore sportivo Enrico Ramperti - foto credit Valentina Celeste @celestestudio
Il direttore sportivo Enrico Ramperti – foto credit Valentina Celeste @celestestudio

Cos’è il Beach Soccer a Milano?
«Il beach soccer è ancora uno sport poco conosciuto, ma in crescita. Purtroppo ha un limite: si gioca solo tre mesi all’anno. Ogni stagione sembra una rincorsa per farsi riconoscere e ripresentarsi dopo nove mesi in cui non si può svolgere attività.
La visibilità è ancora poca. È uno sport che meriterebbe molto di più, non solo perché ne faccio parte e l’ho visto crescere, ma perché è davvero faticoso e spettacolare. Meriterebbe persino di entrare alle Olimpiadi, considerando che — con tutto il rispetto — ci sono discipline che faccio fatica a considerare sport.
Nel beach soccer si fatica, c’è tanto spettacolo, è basato sulla tecnica: ci sono le rovesciate, piace al pubblico, ma deve ancora farsi conoscere. La federazione dovrebbe lavorarci di più.
Noi facciamo il massimo: anche se ad agosto dobbiamo fermarci, dietro le quinte continuiamo a lavorare, cercando sponsor e risorse per la stagione successiva. Le istituzioni ancora non ci danno una mano concreta, l’importante però è che il beach soccer piace e chiunque si avvicini finisce per innamorarsene».

Questo riconoscimento, che si fatica a ottenere, può passare da giornate come questa?
«È importantissima questa giornata. Può sembrare banale andare a fare una foto con la bandiera olimpica, ma per noi significa molto: ci presentiamo, ci facciamo conoscere. Questa è la base per programmare e creare eventi a Milano che ci diano visibilità.
Farsi conoscere, però, non è facile: a Milano ci sono tantissimi sport, il calcio su tutti. Diciamo che Milano non ha effettivamente bisogno di noi, ma eventi e giornate come questa sono fondamentali per la crescita».

In futuro, quindi, l’obiettivo è partecipare e organizzare più giornate ed eventi?
«Sì, avremmo bisogno anche di qualche contatto con le TV locali per promuovere l’attività. Noi andiamo sempre a giocare fuori, ma se qualche realtà locale ci seguisse qui, a Milano, faremmo un grosso passo in avanti».