Dalla Santa Giulia Arena alle Olimpiadi 2026: Milano riscopre il ghiaccio, ma senza una squadra di vertice il rischio è che resti solo memoria
Milano torna a guardare l’hockey su ghiaccio. L’inaugurazione della Milano Santa Giulia Arena, avvenuta il 9 gennaio con una semifinale di Coppa Italia, ha riacceso i riflettori su uno sport che nel capoluogo lombardo non è mai stato una disciplina marginale. Al contrario, Milano è stata per decenni la capitale italiana dell’hockey, con una tradizione sportiva che non ha eguali nel panorama nazionale. Eppure oggi, paradossalmente, la città non ha una squadra ai massimi livelli.
Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la domanda diventa inevitabile: l’hockey milanese è pronto a rinascere o rischia di restare un grande racconto del passato?
Milano, culla dell’hockey italiano
La storia dell’hockey su ghiaccio a Milano inizia ufficialmente nel 1924 con la fondazione dell’Hockey Club Milano, per iniziativa del conte Alberto Bonacossa, rientrato dai Giochi Olimpici di Chamonix affascinato dallo stile canadese. È l’inizio di un’epopea sportiva destinata a segnare profondamente la città.
Nei primi anni l’HCM domina la scena nazionale, vincendo sette dei primi otto scudetti e trasformando il Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi in un vero tempio sportivo. Il ghiaccio diventa luogo di identità, aggregazione e spettacolo, molto prima che il concetto di marketing sportivo entrasse nel vocabolario.
Derby, identità e passione popolare
Negli anni Trenta anche il Milan decide di investire nell’hockey, dando vita ai Diavoli Rossoneri e a uno dei primi derby cittadini sul ghiaccio. È una fase pionieristica, segnata anche dalle influenze politiche dell’epoca, che porta a cambi di nome e riorganizzazioni societarie, ma non intacca il ruolo centrale di Milano.
Nel dopoguerra l’Hockey Club Milano vive una delle sue stagioni più iconiche grazie alla celebre «Linea Piranesi», composta da giocatori milanesi capaci di incarnare l’anima popolare della città. L’hockey diventa un linguaggio comune, riconoscibile, profondamente urbano.
Dall’Inter ai trionfi moderni
Negli anni Cinquanta nasce il vero derby con l’emanazione hockeystica dell’Inter, fino alla fusione temporanea tra Milan e Inter che conduce allo scudetto del 1958. Milano continua a vincere e a innovare, restando per decenni il punto di riferimento nazionale.
L’ultimo grande ciclo vincente arriva tra il 2002 e il 2006 con i Vipers Milano, capaci di conquistare cinque scudetti consecutivi e di imporsi anche a livello internazionale. È l’ultima vera età dell’oro dell’hockey milanese, seguita però da un lento e inesorabile declino.
Il vuoto sportivo e il nodo del progetto
Dopo l’era dei Vipers, Milano perde progressivamente centralità. L’ultima esperienza significativa, il Milano Rossoblu, si chiude nel 2019, lasciando la città senza una squadra di vertice. Un’anomalia difficile da spiegare se si considera il bacino urbano, la storia e ora anche le infrastrutture.
La Santa Giulia Arena rappresenta un’occasione strategica, non solo in vista dei Giochi Olimpici, ma per il futuro dello sport cittadino. Tuttavia, senza un progetto sportivo credibile, continuativo e sostenibile, il rischio è che l’impianto resti una cattedrale moderna senza un’anima competitiva stabile.
Olimpiadi 2026, occasione o illusione?
Le Olimpiadi invernali possono essere un catalizzatore, ma non una soluzione automatica. Milano ha già dimostrato di saper ospitare grandi eventi; ciò che manca è una visione di lungo periodo capace di riportare l’hockey al centro della vita sportiva cittadina, coinvolgendo settore giovanile, scuole, territorio e investitori.
La storia dell’hockey a Milano non chiede nostalgia, ma progettualità. Perché una città che ha scritto oltre un secolo di ghiaccio e scudetti merita di tornare protagonista, non solo di celebrare il proprio passato.

