Il club rossoblù apre la stagione con una scelta di peso: il mito del baseball italiano torna a Milano per guidare la prima squadra e rilanciare le ambizioni in Serie A2
Il raduno della prima squadra del Milano si apre con un annuncio destinato a lasciare il segno. A poche ore dall’avvio ufficiale della nuova stagione, il direttore tecnico Raoul Pasotto cala l’asso: Roberto Bianchi è il nuovo manager della formazione rossoblù. Una mossa forte, identitaria, che riporta al centro del progetto uno dei nomi più iconici nella storia del baseball italiano e, allo stesso tempo, rafforza il legame tra il club e la città di Milano.
Una scelta che va ben oltre l’effetto sorpresa e che racconta una precisa visione sportiva, fondata su competenza, storia e ambizione.
Un’icona del baseball italiano alla guida del Milano
Parlare di Roberto Bianchi significa parlare di record, longevità e leadership. Conosciuto da tutti come Whitey, è considerato da molti il più grande battitore italiano di tutti i tempi. I numeri, del resto, raccontano una carriera fuori scala: 288 fuoricampo e 1170 punti battuti a casa, primati assoluti del campionato italiano che lo collocano stabilmente in cima alle classifiche all time.
A rendere ancora più leggendaria la sua parabola sportiva ci sono le due Triple Corone conquistate in Serie A, un unicum nella storia del baseball nazionale. Una di queste porta la firma del Milano ed è datata 1991, stagione rimasta impressa nella memoria dei tifosi rossoblù.
Bianchi ha sfiorato anche la Tripla Corona “assoluta” in carriera, fermandosi al secondo posto nella media battuta vita, alle spalle di Giorgio Castelli. Un dettaglio che non scalfisce un’eredità tecnica e sportiva unanimemente riconosciuta.
Il legame profondo tra Roberto Bianchi e Milano
Il ritorno di Bianchi non è soltanto una scelta tecnica, ma anche un ritorno alle radici. Dal 1990 al 1992 è stato protagonista in campo con la maglia del Milano, contribuendo a uno dei periodi più vincenti della storia del club. In tre stagioni ha messo in bacheca due Coppe Italia, due Coppe delle Coppe e una Supercoppa europea, diventando anche il miglior battitore di fuoricampo del Milano con 49 homer in 137 presenze, uno ogni tre partite, e una media battuta di .389.
Numeri che raccontano l’impatto devastante di un fuoriclasse assoluto e che spiegano perché il suo nome sia ancora oggi sinonimo di eccellenza per l’ambiente milanese.
Dalla Nazionale alla panchina: esperienza al servizio del gruppo
Il curriculum di Roberto Bianchi si estende ben oltre i confini del club. Con 150 presenze in Nazionale, è il terzo azzurro di sempre per apparizioni, alle spalle soltanto di Bagialemani e Chiarini. Ha preso parte a cinque Mondiali, cinque Europei e due Olimpiadi, a Los Angeles 1984 e Barcellona 1992, rappresentando l’Italia ai massimi livelli del baseball internazionale.
Conclusa la carriera da giocatore, Bianchi ha intrapreso con continuità il percorso da tecnico: manager di Modena e Junior Parma, hitting coach del Parma nei primi anni Duemila e, proprio a Milano, assistente e hitting coach nello United tra il 2010 e il 2011. Un bagaglio di esperienza che oggi mette a disposizione di un gruppo giovane, chiamato a crescere e consolidarsi.
Continuità tecnica e ambizioni in Serie A2
L’arrivo di Bianchi si inserisce nel solco tracciato dal lavoro di Marco Fraschetti e punta a garantire continuità tecnica e mentale. Il Milano arriva da una stagione positiva, culminata con la conquista dei playoff, e l’obiettivo dichiarato è restare stabilmente ai vertici della Serie A2, costruendo un percorso solido e credibile nel medio periodo.
In questo senso, la presenza di una figura carismatica e competente come Bianchi rappresenta un valore aggiunto non solo sul piano tattico, ma anche nella formazione dei giovani e nella crescita dell’identità di squadra.
Le parole del presidente Selmi e la scelta identitaria del club
A sottolineare il significato dell’operazione è stato il presidente Selmi, che ha presentato il nuovo manager direttamente alla squadra. «Un acquisto importante – ha spiegato – in un momento di rilancio delle prospettive della nostra società. Un tecnico prestigioso che dovrà trasmettere entusiasmo ai ragazzi e a tutto l’ambiente».
Una scelta che rispecchia la tradizione del Milano, storicamente legato ai propri ex giocatori anche nei ruoli tecnici. Un filo rosso che unisce passato e presente e che rafforza il senso di appartenenza, tanto caro alla tifoseria e alla città.
Un nuovo capitolo per il Milano e per la città
Nato a Milano il 2 marzo 1963, Roberto Bianchi diventa a 62 anni il manager più anziano della storia del club, superando il precedente primato, ed è il 26° allenatore in oltre ottant’anni di attività. Un dato simbolico che racconta quanto questo incarico rappresenti una sintesi perfetta tra esperienza e passione.
Per il Milano e per il baseball cittadino si apre così una nuova fase, nel segno della competenza e della memoria storica. Un ritorno che sa di progetto, più che di nostalgia, e che rilancia il ruolo del club come punto di riferimento sportivo per Milano.

