centro sportivo di via Cilea 61 a Milanocentro sportivo di via Cilea 61 a Milano

Dal campo a 11 al nuovo polo multisport di via Cilea, tra dibattito politico e rigenerazione urbana

Il futuro del centro sportivo comunale di via Cilea 61, nel quartiere Gallaratese, si gioca su un terreno che va ben oltre quello di calcio. Il progetto promosso da Esteban Cambiasso, attraverso la società Camfit, punta a trasformare uno spazio in difficoltà in un polo sportivo multifunzionale, ma la proposta ha acceso un confronto politico acceso all’interno del Comune di Milano.

La discussione, approdata in commissione a Palazzo Marino, ha messo in luce tutte le tensioni che accompagnano oggi i progetti di sport nelle periferie milanesi: accessibilità, interesse pubblico, equilibrio tra attività commerciali e funzione sociale.

La fine del calcio a 11 e il nuovo assetto dell’impianto

Il punto più delicato del progetto riguarda la scomparsa del campo da calcio a 11, che verrebbe sostituito da campi da calcio a 5tennis e sei campi da padel. Una scelta che segna un cambio di paradigma netto per un’area storicamente legata al calcio tradizionale.

Camfit, attuale concessionaria dell’impianto, ha rilevato la gestione precedente, sanando i canoni arretrati e presentando al Comune un progetto di partenariato. L’obiettivo dichiarato è rendere il centro economicamente sostenibile e maggiormente utilizzabile dalla cittadinanza, in un quartiere dove la domanda di spazi sportivi resta elevata.

Un progetto ancora riservato che divide il Consiglio

Durante la commissione, l’amministrazione ha chiarito che i dettagli progettuali non sono pubblici, almeno fino alla fase di gara. Una posizione che ha suscitato critiche, con alcuni consiglieri che hanno ricordato come, secondo una sentenza del Consiglio di Stato, i documenti dovrebbero essere accessibili ai consiglieri comunali, pur nel rispetto del segreto d’ufficio.

Il tema della trasparenza si è così intrecciato con quello della partecipazione, alimentando il sospetto che una parte del dibattito venga affrontata senza tutti gli elementi sul tavolo.

La posizione di Cambiasso: sport più accessibile e moderno

Cambiasso ha difeso personalmente la scelta di superare il calcio a 11, spiegando come oggi sia sempre più difficile garantire continuità a un campo che richiede squadre strutturate e numeri elevati. Il calcio a 5, al contrario, permette una fruizione più semplice e diffusa.

Dal punto di vista tecnico, l’ex centrocampista ha sottolineato come gli spazi ridotti favoriscano la crescita dei giovani, aumentando il numero di tocchi, la velocità di gioco e la capacità decisionale. Un approccio che riflette le metodologie adottate anche nei settori giovanili più evoluti.

Tennis e padel, tra critica e opportunità

Accanto al calcetto, il progetto introduce il tennis e rafforza la presenza del padel, disciplina ormai centrale nell’offerta sportiva urbana. Proprio il padel è stato oggetto di critiche, accusato da alcuni consiglieri di non avere lo stesso valore aggregativo di un campo da calcio a 11.

L’assessora allo Sport Martina Riva ha però ricordato che il padel era già previsto in precedenti progettualità e che l’area del Gallaratese dispone già di centri dedicati al calcio tradizionale. In quest’ottica, la nuova proposta andrebbe a diversificare l’offerta sportiva, anziché sostituirla.

L’interesse pubblico e il vuoto di proposte

Per il Comune, un dato pesa più di altri: in cinque anni è l’unica proposta concreta arrivata per quell’impianto. Rigettarla significherebbe rischiare di lasciare il centro inutilizzato, in una zona che soffre la carenza di spazi attivi e presidi sociali.

Nel corso della discussione è emersa anche la volontà di aprire il centro alle scuole, alle associazioni e allo sport per persone con disabilità, ampliando il raggio d’offerta oltre l’utilizzo a pagamento.

Un caso simbolo per lo sport nelle periferie di Milano

Il progetto di via Cilea è diventato un caso simbolo di come Milano affronta oggi il tema dello sport di base nelle periferie. Come ha ricordato il presidente della commissione Sport, Tommaso Gorini, la vera sfida sarà trasformare il centro in un luogo stabile per associazioni e realtà che oggi non hanno una sede fissa.

Il confronto resta aperto, ma una cosa appare chiara: il futuro del centro sportivo del Gallaratese non riguarda solo un ex campione dell’Inter, bensì il modello di città sportiva e inclusiva che Milano intende costruire fuori dai riflettori dei grandi stadi.