palasport di san siro, foto sito neverendingseason.compalasport di san siro, foto sito neverendingseason.com

Inaugurato il 31 gennaio 1976 con Mike Bongiorno e Gloria Gaynor, il Palasport di San Siro è stato per quasi un decennio il cuore dello sport e dello spettacolo indoor milanese, prima di un epilogo traumatico che la città non ha dimenticato

Milano ha una memoria urbana fatta anche di assenze. Tra queste, una delle più emblematiche è quella del Palasport di San Siro, l’impianto coperto che per anni rappresentò l’ambizione di una città proiettata verso una dimensione internazionale dello sport e dello spettacolo. A cinquant’anni esatti dalla sua inaugurazione, avvenuta il 31 gennaio 1976, il Palasport torna al centro del racconto cittadino come simbolo di una stagione irripetibile.

Un anniversario che dialoga con l’attualità: la stessa area di San Siro che allora ospitava la nuova arena coperta, oggi è al centro delle trasformazioni urbane e degli eventi globali, in vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.

L’inaugurazione tra spettacolo e “americanata”

L’inaugurazione del Palasport non fu un evento sportivo, ma un grande spettacolo. A condurre la serata fu Mike Bongiorno, già icona della televisione italiana con vent’anni di carriera alle spalle. Il suo saluto rimase nella storia: «Milanesi, allegria!», frase destinata a diventare il manifesto di quell’impianto.

La serata mescolò linguaggi e generi: dalla banda dei Martinitt all’orchestra Casadei, fino alla presenza internazionale di Gloria Gaynor, simbolo della disco music mondiale. Accanto a lei anche la danza, con l’esibizione di Liliana Cosi, allora prima ballerina del Teatro alla Scala. Una combinazione che fu giudicata da alcuni come un’“americanata di dubbio gusto”, ma che fotografava perfettamente lo spirito di una Milano desiderosa di modernità.

Un impianto ambizioso e controverso

Il Palasport nacque sotto il segno delle polemiche. Pensato inizialmente come velodromo, venne poi adattato a struttura polifunzionale, con una capienza variabile tra 11 e 14 mila spettatori e una copertura avveniristica sostenuta da funi d’acciaio. I costi, però, lievitarono rapidamente: dagli iniziali tre miliardi di lire si arrivò a superare gli otto miliardi, con sei anni di lavori invece dei due previsti.

Nonostante tutto, l’impianto aprì con un calendario già fitto: basket internazionale, la “Sei giorni” di ciclismo su pista, meeting di atletica, tennis di alto livello con protagonisti annunciati come Panatta e Bertolucci, e grandi eventi di spettacolo. Per Milano, il Palasport rappresentò per la prima volta un vero hub indoor multifunzionale.

Il cuore sportivo e culturale della città

Tra il 1976 e il 1984, il Palasport di San Siro fu il centro della vita sportiva e culturale indoor milanese. Basket, atletica, ciclismo, tennis e concerti convivevano in uno spazio che incarnava l’idea di una città europea moderna, capace di ospitare eventi di respiro internazionale.

Era un luogo che parlava di futuro, di sperimentazione architettonica e di una Milano che cercava di affiancare allo stadio Meazza un’altra grande infrastruttura simbolica. Per molti cittadini, il Palasport fu anche un’esperienza emotiva: le prime grandi partite, i concerti, l’atmosfera di un’arena coperta che fino ad allora non esisteva.

Il crollo e la fine improvvisa

La fine arrivò in modo drammatico e improvviso. Il 17 gennaio 1985, dopo giorni di nevicate eccezionali, la copertura cedette sotto il peso di acqua, ghiaccio e neve. Pochi giorni prima, il 15 gennaio, si era giocata l’ultima partita di basket internazionale; il giorno successivo l’impianto aveva persino ospitato un allenamento dell’Inter, impossibilitata a raggiungere Appiano Gentile.

Il crollo segnò la fine definitiva del Palasport. Nell’ottobre del 1988 si arrivò alla demolizione, chiudendo per sempre la storia di un impianto rimasto in piedi appena nove anni. Considerando anche i costi di abbattimento e smaltimento, quello che era stato definito un “azzardo” urbanistico costò alla città ben più degli otto miliardi iniziali.

Un’eredità che parla al presente

Oggi il Palasport di San Siro non esiste più, ma la sua storia continua a dialogare con il presente. L’area che lo ospitava è la stessa che si prepara a vivere nuovi passaggi simbolici, mentre anche lo stadio Meazza si avvia verso un destino di trasformazione.

A cinquant’anni dall’inaugurazione, il Palasport resta un monumento invisibile della memoria milanese: un luogo scomparso che racconta ambizioni, errori, slanci e fragilità di una città che, allora come oggi, guarda avanti accettando il rischio del cambiamento.