Il progetto di riqualificazione del centro di via Cimabue riaccende il dibattito sull’identità sportiva di Milano
Il Centro Sportivo XXV Aprile, storico presidio dell’atletica milanese e lombarda, torna al centro di una discussione che va ben oltre la semplice riqualificazione di un impianto. Il progetto presentato nelle ultime settimane, che prevede l’inserimento di quattro campi da tennis o padel al centro della pista di atletica, ha riaperto una frattura profonda tra chi vede nello sviluppo degli sport di racchetta una risposta ai trend contemporanei e chi, invece, teme l’ennesimo ridimensionamento dell’atletica in una città che oggi non dispone di un impianto omologato per gare su pista.
La questione non è solo tecnica o urbanistica, ma profondamente culturale. Il XXV Aprile non è un centro sportivo qualsiasi: è un luogo che ha formato generazioni di atleti, tecnici e dirigenti, rappresentando per decenni un riferimento stabile per l’atletica a Milano.
Una gestione lunga dieci anni e il nodo economico
Per comprendere l’origine del confronto bisogna tornare al 2015, quando la gestione dell’impianto di via Cimabue venne affidata a una cordata composta da Fidal, CUS Milano e Milano Atletica. Un’esperienza durata un decennio che, secondo quanto ricostruito dal presidente del CUS Milano Alessandro Castelli in una lettera inviata a inizio gennaio, non avrebbe generato costi per l’amministrazione pubblica.
Al contrario, il Comune di Milano avrebbe beneficiato di una gestione capace di assorbire oltre due milioni di euro di perdite, garantendo al tempo stesso introiti attraverso Milano Sport per circa 150mila euro, oltre a una serie di interventi di miglioramento strutturale. Un equilibrio economico fragile ma costante, costruito in anni complessi e senza clamore mediatico.
Il partenariato pubblico-privato e la svolta inattesa
Tre anni fa Palazzo Marino ha però avviato una procedura di manifestazione di interesse per la riqualificazione del centro tramite Partenariato Pubblico Privato, una scelta che ha colto di sorpresa gran parte del movimento dell’atletica lombarda. L’obiettivo dichiarato era quello di rilanciare l’impianto con un progetto più ampio e strutturato, ma la direzione intrapresa ha sollevato più di una perplessità.
Secondo quanto riportato da Il Giorno, le proposte presentate sarebbero state due: una firmata dal CUS Milano e una riconducibile a un’Associazione Temporanea di Impresa legata all’ex tennista Laura Golarsa, fondatrice di una propria Academy. La seconda proposta è stata ritenuta più interessante dall’amministrazione per l’entità degli investimenti e per un piano sportivo che include atletica, tennis, padel, pickleball e palestra.
I rendering e il punto più controverso del progetto
Il 23 gennaio, durante una commissione comunale pubblica, è stato mostrato un rendering del progetto destinato a far discutere. Nel disegno illustrato, quattro campi da tennis o padel verrebbero collocati direttamente al centro della pista di atletica, con strutture definite amovibili. Una soluzione che, seppur presentata come reversibile, solleva interrogativi evidenti sulla fruibilità quotidiana dell’impianto per allenamenti e competizioni.
Ancora più delicata è la questione dell’impianto indoor di atletica, che nel progetto appare ridimensionato o addirittura destinato alla demolizione. Una struttura oggi inutilizzata e bisognosa di una profonda ristrutturazione, ma che rappresenta l’unico spazio coperto di questo tipo in città. Sul suo futuro, al momento, non esistono indicazioni operative chiare.
L’amministrazione e le rassicurazioni istituzionali
L’assessora allo Sport del Comune di Milano Martina Riva ha parlato di un ampliamento dell’offerta sportiva come elemento positivo, sottolineando come molte delle ricostruzioni circolate non corrisponderebbero alla realtà dei fatti. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il XXV Aprile un centro polifunzionale, capace di rispondere alle nuove domande sportive senza cancellare la propria storia.
Una posizione che però non convince del tutto i dirigenti dell’atletica milanese, secondo i quali l’equilibrio tra discipline non può tradursi in una compressione degli spazi dedicati alla pista, soprattutto in un contesto urbano che ha progressivamente perso impianti omologati e vocati all’atletica leggera.
Identità sportiva e visione di città
Il dibattito sul XXV Aprile va oltre il singolo progetto. In gioco c’è l’identità sportiva di Milano, una città che negli ultimi anni ha investito molto sull’immagine internazionale e sugli eventi, ma che fatica ancora a garantire infrastrutture di base per lo sport di alto livello e di base.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina, da questo punto di vista, vengono lette da molti come un’occasione mancata per colmare storiche lacune infrastrutturali. I dati e le scelte compiute finora sembrano indicare una città sempre meno vocata allo sport strutturato e sempre più orientata a modelli flessibili, commerciali e multisportivi.
Il futuro del Centro Sportivo XXV Aprile resta dunque sospeso tra riqualificazione e trasformazione. La domanda di fondo rimane aperta: Milano vuole ancora una casa per l’atletica, o è pronta a sacrificare uno dei suoi simboli sportivi sull’altare delle nuove tendenze?

