Dal corpo del leader alla vittoria come ideologia, il nuovo saggio di Moris Gasparri pubblicato da Egea analizza lo sport come spazio centrale della geopolitica contemporanea. Un tema che interroga anche Milano, città simbolo dei grandi eventi e alla vigilia di Milano-Cortina.
Lo sport non è più soltanto competizione, intrattenimento o rituale collettivo. Nel mondo contemporaneo è diventato uno strumento di potere, un linguaggio politico e una forma di rappresentazione ideologica. È questa la tesi centrale de La partita del potere – Come lo sport è diventato un’arma nelle mani dei leader autoritari, il nuovo saggio di Moris Gasparri, pubblicato da Egea.
Il libro arriva in libreria in un momento storico segnato da profonde fratture geopolitiche e da una trasformazione radicale del ruolo dello sport sulla scena globale. Un tema che tocca da vicino anche Milano, città che negli ultimi anni ha rafforzato la propria centralità nel sistema degli eventi sportivi internazionali e che si prepara ad accogliere i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, chiamata a interrogarsi sul significato politico e culturale dello sport nel XXI secolo.
Lo sport come linguaggio del potere
Gasparri ribalta una delle narrazioni più consolidate della modernità occidentale: quella dello sport come spazio neutrale, separato dalla politica. Al contrario, La partita del potere mostra come lo sport sia oggi uno dei principali dispositivi simbolici attraverso cui le leadership globali costruiscono consenso, legittimazione e prestigio internazionale.
Non si tratta di episodi isolati, ma di una tendenza strutturale, che accompagna il passaggio dall’ordine liberale del secondo dopoguerra a un mondo multipolare, segnato dal ritorno delle leadership autoritarie e dalla fragilità delle democrazie. Olimpiadi, Mondiali di calcio, sport di combattimento, grandi eventi e perfino esport diventano palcoscenici geopolitici, in cui si mettono in scena forza, disciplina, vittoria e identità nazionale.
Cinque leader, cinque modelli di sport-politica
Il cuore del volume è costruito attorno a cinque casi emblematici. Nella Russia di Vladimir Putin, lo sport assume una funzione di rigenerazione nazionale: il corpo atletico del leader, l’ossessione per la vittoria e la centralità della forza fisica traducono in chiave biologica e morale l’idea di una nazione chiamata a risorgere dopo il trauma del crollo sovietico.
Negli Stati Uniti di Donald Trump, lo sport – in particolare l’universo delle arti marziali miste e della UFC – fornisce invece una grammatica della lotta permanente, in cui il conflitto politico viene rappresentato come scontro totale, senza arbitri né mediazioni. Il leader si legittima come fighter, capace di resistere e vincere in un’arena ostile.
In Cina, Xi Jinping utilizza lo sport come parte integrante del progetto di rinascita nazionale: investimenti sistematici, attenzione al medagliere e centralità delle Olimpiadi costruiscono una narrazione di vittoria collettiva, in cui il successo sportivo diventa prova tangibile della forza dello Stato-civiltà.
In India, Narendra Modi mobilita lo sport come strumento di identità e integrazione, legandolo a un’idea di nazione energica, disciplinata e competitiva, capace di affermarsi nello scenario globale anche attraverso la pratica sportiva di massa.
Infine, nell’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman, grandi eventi e sport entertainment diventano leve di trasformazione e posizionamento internazionale. Il calcio e lo spettacolo sportivo funzionano come dispositivo di soft power, utile a ridisegnare l’immagine del Paese oltre la dipendenza energetica.
Occidente, regressione democratica e crisi europea
Uno dei passaggi più rilevanti del libro riguarda l’Occidente. Gasparri mostra come lo sport sia diventato uno degli spazi in cui si manifesta una regressione democratica interna, soprattutto negli Stati Uniti: la politicizzazione delle leghe sportive, la perdita della neutralità e la trasformazione della competizione in scontro totale anticipano e riflettono la radicalizzazione del conflitto politico.
Lo sport, chiarisce l’autore, non è la causa di questa regressione, ma uno specchio precoce e amplificato. In controluce emerge anche la condizione europea. Culla dello sport moderno e dei valori di fair play e neutralità, l’Europa appare sempre più marginale e impreparata di fronte all’uso politico dello sport da parte delle nuove potenze. Anche il calcio, storico bastione della centralità europea, è ormai sempre meno in mani europee.

Milano, sport e responsabilità culturale
Alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali, La partita del potere pone una domanda che riguarda direttamente Milano e il suo ruolo nel panorama sportivo internazionale: quale idea di sport e di politica l’Europa vuole ancora rappresentare? In una città che ambisce a essere capitale di innovazione, cultura e grandi eventi, il libro invita a riflettere sul rapporto tra sport, democrazia e potere, oltre la retorica dell’evento e dell’indotto economico.
«Lo sport fa oggi parte delle agende dei leader delle principali potenze mondiali in un modo totalmente diverso rispetto al passato», scrive Gasparri. «Il vero ruolo delle ideologie politiche dello sport è rivolto all’interno: serve a mobilitare e cementare una visione del mondo, rafforzando il potere dei leader». Una conclusione netta, che rovescia definitivamente l’idea dello sport come spazio innocente: nato insieme alle democrazie occidentali, lo sport è già oggi strumento del loro superamento.

