Dallo stop ai servizi gratuiti per Milano-Cortina al possibile ritiro degli investimenti: il caso apre un fronte delicato tra regolazione, cybersicurezza e attrattività del Paese
La decisione dell’Agcom di infliggere una sanzione da 14 milioni di euro a Cloudflare per la violazione della normativa antipirateria rischia di trasformarsi in un caso politico ed economico di primo piano, con riflessi diretti anche su Milano e sui Giochi olimpici invernali del 2026. La reazione della società statunitense non si è fatta attendere e, nelle parole del suo amministratore delegato, ha assunto i toni di una vera e propria minaccia di disimpegno dal nostro Paese.
Secondo quanto comunicato pubblicamente dal ceo Matthew Prince attraverso un post su X, Cloudflare starebbe valutando una serie di contromisure drastiche: dall’interruzione dei servizi di cybersecurity gratuiti forniti per le Olimpiadi Milano-Cortina, alla sospensione di ogni servizio gratuito per gli utenti italiani, fino alla rimozione dei server presenti nelle città italiane e allo stop a qualsiasi piano di investimento futuro, incluso l’apertura di un ufficio nel Paese.
La sanzione Agcom e il nodo della legge antipirateria
Il provvedimento dell’Agcom nasce dalla contestazione di una mancata collaborazione attiva nel blocco dei contenuti pirata, come previsto dalla normativa italiana ed europea. Secondo l’Autorità, Cloudflare non avrebbe rispettato gli obblighi di intervento tempestivo contro la diffusione illegale di contenuti protetti da copyright, un tema particolarmente sensibile per l’industria culturale e audiovisiva.
La posizione dell’azienda americana è però diametralmente opposta. Prince ha definito il meccanismo richiesto dalle autorità italiane come una forma di censura preventiva della rete, denunciando l’assenza di garanzie giudiziarie, di trasparenza e di un reale diritto di difesa. In particolare, Cloudflare contesta l’obbligo di intervenire entro 30 minuti dalla segnalazione, arrivando – secondo la ricostruzione del ceo – fino al possibile oscuramento del resolver DNS 1.1.1.1 su scala globale.
Milano-Cortina al centro della tensione
Il passaggio più delicato riguarda Milano e le Olimpiadi invernali del 2026, evento strategico non solo dal punto di vista sportivo ma anche reputazionale. Cloudflare ha dichiarato di fornire milioni di dollari in servizi di cybersicurezza pro bono per proteggere infrastrutture digitali e sistemi informatici legati ai Giochi. Un eventuale ritiro di questo supporto aprirebbe interrogativi sulla resilienza digitale dell’evento e sulla capacità del sistema italiano di garantire standard elevati di sicurezza informatica.
Milano, già hub tecnologico e digitale del Paese, rischia inoltre di perdere un tassello importante del proprio ecosistema infrastrutturale, proprio in una fase storica in cui la competizione tra città europee per attrarre investimenti tech è sempre più serrata.
Un caso che va oltre la multa
La vicenda Cloudflare-Agcom va letta in una prospettiva più ampia: il conflitto tra sovranità regolatoria nazionale e natura globale delle infrastrutture digitali. Da un lato, l’esigenza – legittima – di contrastare la pirateria e tutelare i diritti; dall’altro, il rischio che regole percepite come eccessivamente invasive possano allontanare operatori chiave del web.
Per Milano e per l’Italia, la posta in gioco non è solo una sanzione amministrativa, ma la credibilità del Paese come ambiente favorevole all’innovazione, soprattutto in vista di un evento planetario come le Olimpiadi invernali.

