A Milano, ogni sera, si accendono le luci sui due campi della Garibaldina: uno in erba naturale, l’altro in sintetico. Un’immagine che racconta molto più di una semplice attività sportiva. La Garibaldina è infatti uno di quei luoghi in cui il calcio diventa educazione, inclusione e presidio sociale, soprattutto in un contesto urbano dove le piccole società di quartiere svolgono un ruolo spesso silenzioso ma fondamentale.
Qui, dopo la scuola, arrivano bambini e ragazzi di ogni provenienza ed etnia. Al mattino i campi vengono utilizzati dalle scuole del quartiere, mentre nel pomeriggio e alla sera diventano uno spazio di aggregazione, prevenzione e supporto educativo. La società è attiva anche sul fronte del contrasto al bullismo e della vigilanza informale sul territorio, grazie a una rete di volontari che rappresenta il vero motore dell’associazione.
Un modello che vive grazie alla comunità
La Garibaldina funziona perché attorno a essa ruota una comunità compatta: genitori che accompagnano i ragazzi in trasferta, mamme che offrono assistenza sanitaria durante le partite, volontari che si improvvisano dirigenti o “aggiustatutto” per garantire la manutenzione quotidiana degli impianti. Un equilibrio fragile, però, messo oggi a dura prova da nuove richieste economiche e strutturali.
La sfida del bando comunale
Pur potendo contare su una sorta di prelazione, anche la Garibaldina dovrà partecipare a un bando del Comune di Milano, presentando un progetto di riqualificazione degli impianti. Un passaggio obbligato che comporta però costi oggi fuori portata per una realtà di questo tipo. Il bilancio annuo della società si aggira intorno ai 300 mila euro: il 70% proviene dalle quote di iscrizione dei ragazzi, il 20% dai piccoli sponsor di quartiere, il resto dai contributi dei soci. Risorse sufficienti appena per coprire bollette, manutenzione ordinaria dei campi e rimborsi spese per allenatori e trasferte. «A fine anno non riusciamo a mettere da parte nemmeno un centesimo», ha spiegato il presidente.
Due progetti, una stessa urgenza
Per affrontare questa sfida, poco prima di Natale la società ha avviato una campagna di equity crowdfunding sulla piattaforma webridgecommunity.com. L’obiettivo è raccogliere fondi per sostenere almeno uno dei due progetti che verranno presentati al bando comunale. Il primo, da circa 700 mila euro, riguarda interventi di manutenzione straordinaria. Il secondo, molto più ambizioso, prevede un investimento di due milioni di euro per una riqualificazione radicale: campi, spogliatoi, infermeria, uffici e spazi comuni.
Un caso simbolo per lo sport milanese
A Milano esistono 106 società che gestiscono campi sportivi comunali di piccole e medie dimensioni, ma poche possono vantare un numero di iscritti paragonabile a quello della Garibaldina. Per questo la dirigenza guarda alla raccolta fondi non solo come a una necessità economica, ma come a una chiamata collettiva rivolta a sponsor, cittadini e realtà sensibili al valore sociale dello sport.
Salvare la Garibaldina significa difendere un modello che a Milano continua a formare nuove generazioni, non solo di calciatori, ma di cittadini. Un patrimonio immateriale che rischia di andare disperso se non sostenuto con strumenti adeguati e con una visione che riconosca, finalmente, il peso reale delle piccole società sportive nella vita della città.

