Arena Santa Giulia di MilanoArena Santa Giulia di Milano

I ritardi nella costruzione della Santagiulia Ice Hockey Arena riaccendono le preoccupazioni a poco più di un mese dall’inizio dei tornei olimpici: la città di Milano osserva con attenzione l’evolversi di una partita che si gioca fuori dal ghiaccio.

Milano torna al centro del dibattito internazionale a poco più di un anno dall’appuntamento più importante della sua storia sportiva recente. I Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026 entrano in una fase delicata sul fronte organizzativo, con l’hockey su ghiaccio sotto i riflettori per i ritardi accumulati nella realizzazione delle strutture destinate alle competizioni.

A sollevare pubblicamente il tema è stato il presidente della International Ice Hockey Federation, Luc Tardif, che ha ammesso come alcune parti dell’impianto principale di Milano potrebbero non essere completate nei tempi inizialmente previsti. Una dichiarazione che, inevitabilmente, ha acceso l’attenzione dei media internazionali e degli addetti ai lavori.

Milano e l’hockey olimpico: tra cantieri e scadenze

Il cuore della questione riguarda la Santagiulia Ice Hockey Arena, destinata a ospitare le gare del torneo maschile, e la struttura secondaria prevista nell’area di Rho. Secondo quanto riferito da Tardif, la superficie di gioco, gli spogliatoi e le aree di allenamento saranno pronti per l’inizio del torneo maschile, fissato per l’11 febbraio, garantendo così lo svolgimento regolare della competizione.

«Possiamo esserne certi, non andrete a Milano inutilmente», ha assicurato il numero uno dell’IIHF, provando a smorzare i timori più radicali. Tuttavia, resta il nodo legato al completamento totale dell’arena, che non raggiungerà esattamente gli standard inizialmente immaginati, soprattutto in termini di capienza.

Il numero di posti disponibili sarà di circa 11.800 spettatori, una cifra giudicata inferiore alle aspettative. «È un po’ poco, ma sarà comunque una bella arena per i Giochi», ha spiegato Tardif, ribadendo la qualità complessiva del progetto.

Le preoccupazioni della NHL e la sicurezza del ghiaccio

A rendere il quadro più complesso è la posizione della National Hockey League, che tornerà a partecipare ai Giochi olimpici invernali per la prima volta dal 2014. La lega nordamericana ha espresso preoccupazioni precise sulla sicurezza e sulla qualità del ghiaccio, elementi considerati imprescindibili per autorizzare la presenza dei propri atleti.

Il vice commissario NHL Bill Daly ha chiarito che nessun giocatore verrà mandato a Milano in presenza di rischi strutturali o tecnici, annunciando l’invio di esperti indipendenti in Italia per valutare direttamente le condizioni degli impianti. Le piste previste rispettano gli standard IIHF, pur risultando leggermente più piccole rispetto a quelle utilizzate abitualmente dalla NHL.

Un dettaglio non marginale, soprattutto alla luce del fatto che la lega si è detta sorpresa nel constatare come le dimensioni dei due campi risultino più larghe e leggermente più corte rispetto a quanto concordato inizialmente. Un punto su cui NHL e associazione giocatori hanno già chiesto garanzie in vista delle Olimpiadi del 2030 in Francia.

Il ruolo del CIO e degli organizzatori locali

Tardif ha precisato che l’IIHF non ha competenze dirette sulla costruzione delle strutture, responsabilità che ricade sul Comitato Olimpico Internazionale e sugli organizzatori locali. Un passaggio che sposta l’attenzione sulle dinamiche decisionali e operative che coinvolgono direttamente Milano, chiamata a rispettare scadenze non più rinviabili.

Nei prossimi giorni è previsto un sopralluogo congiunto in Italia da parte di IIHF, NHL e rappresentanti dei giocatori, con un evento di test sul campo che potrà chiarire definitivamente lo stato dell’arte. «Ho fiducia nella qualità delle infrastrutture», ha aggiunto Tardif, ammettendo però come il percorso verso i Giochi non sia stato privo di tensioni.

Milano sotto osservazione internazionale

Per Milano, città simbolo dell’organizzazione olimpica insieme a Cortina, la partita è anche reputazionale. I Giochi rappresentano una vetrina globale e ogni incertezza rischia di pesare sull’immagine di un progetto che punta a coniugare sport, rigenerazione urbana e legacy infrastrutturale.

Il cantiere di Santa Giulia, in particolare, è uno dei tasselli più osservati, non solo dagli organismi sportivi ma anche da investitori, istituzioni e cittadini. La sfida è dimostrare che il modello Milano sa reggere la pressione dei grandi eventi, trasformando i ritardi in un percorso di recupero credibile e trasparente.

Un test decisivo per i Giochi di Milano Cortina

Le prossime settimane saranno determinanti. Se le verifiche tecniche daranno esito positivo, l’allarme potrà rientrare, lasciando spazio alla preparazione sportiva e all’attesa per l’inizio delle competizioni. In caso contrario, il tema dell’hockey su ghiaccio rischia di diventare il primo vero banco di prova critico dei Giochi olimpici di Milano Cortina 2026.

Milano osserva, lavora e accelera. Perché l’Olimpiade, prima ancora che sul ghiaccio, si gioca nei cantieri.