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La dipendenza da gioco d’azzardo nel calcio professionistico: cause, rischi e possibili soluzioni

Un fenomeno in crescita nel mondo del calcio

La ludopatia, o dipendenza da gioco d’azzardo, sta emergendo come una problematica significativa tra i giovani calciatori professionisti. Secondo il dottor Paolo Jarre, esperto in patologie delle dipendenze e terapeuta del calciatore Nicolò Fagioli, diversi fattori contribuiscono a rendere questi atleti particolarmente vulnerabili a questa forma di dipendenza.

Fattori di rischio specifici per i calciatori

Tempo libero e isolamento sociale

I calciatori professionisti, spesso giovani e con una carriera avviata precocemente, si trovano a gestire ampi periodi di tempo libero. L’isolamento sociale, dovuto alla necessità di evitare l’assalto dei tifosi, li porta a trascorrere molto tempo in casa o in albergo, aumentando il rischio di cercare stimoli alternativi, come il gioco d’azzardo.​

Disponibilità economica e mancanza di interessi

La disponibilità di ingenti somme di denaro, unita a una carenza di passioni al di fuori del calcio, può spingere questi giovani a cercare emozioni forti attraverso le scommesse. Come afferma Jarre: «Questi ragazzi non scommettono per fare soldi, ma per passare il tempo all’inizio. Poi piano piano diventa un comportamento problematico e patologico»

Meccanismi neurobiologici della dipendenza

Il gioco d’azzardo attiva il circuito della ricompensa nel cervello, rilasciando dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere. L’immediatezza del responso rispetto alla scommessa rende la scarica di dopamina simile a quella provocata da sostanze stupefacenti, creando un meccanismo di dipendenza difficile da interrompere.​

La responsabilità dello Stato e la pubblicità occulta

Nonostante la legge italiana vieti la pubblicità del gioco d’azzardo dal 2018, Jarre sottolinea come esistano forme di promozione occulta: «Se andiamo allo stadio vediamo banner a bordo campo, giocatori che ci dicono di informarci su questo sito, senza pubblicizzare la scommessa. Per cui è pubblicità occulta» . Inoltre, l’espansione dell’offerta di gioco senza limiti quantitativi rischia di amplificare il problema.​

Un problema diffuso nel calcio professionistico

Secondo Jarre, la ludopatia non è un fenomeno isolato: «I 12 calciatori emersi dall’indagine sono solo la punta dell’iceberg. Dei 500 giocatori di Serie A, credo che almeno 100-150 siano in questa situazione» . Questo dato evidenzia la necessità di interventi mirati per prevenire e trattare la dipendenza da gioco d’azzardo nel mondo del calcio

Conclusioni e prospettive future

La ludopatia tra i giovani calciatori rappresenta un’emergenza silenziosa che richiede l’attenzione di istituzioni, società sportive e operatori sanitari. È fondamentale promuovere programmi di prevenzione, offrire supporto psicologico e limitare l’esposizione a stimoli legati al gioco d’azzardo per proteggere la salute mentale e il benessere di questi atleti.​