Dalla Superlega complicata agli infortuni, fino alla grande occasione europea: le parole del presidente Lucio Fusaro
La stagione della Powervolley Milano si decide in una notte. Mercoledì 1 aprile, all’Allianz Cloud, il club milanese si gioca la finale di ritorno della CEV Challenge Cup, forte del 3-0 conquistato all’andata sul campo dei belgi del Lindemans Aalst. Un risultato importante, ma che non consente cali di concentrazione: bastano due set per vincere il trofeo, ma nel volley nulla è scontato.
Il percorso in SuperLega è stato invece più complesso. Milano ha chiuso a metà classifica, pagando una stagione segnata da continui infortuni e da una mancanza di continuità che ha inciso anche nei playoff, conclusi ai quarti di finale.
Proprio per questo, la società ha scelto di puntare tutto sull’Europa, trasformando la Challenge Cup nell’obiettivo principale. Una scelta che oggi può cambiare il senso dell’intera annata.
Abbiamo intervistato il presidente Lucio Fusaro alla vigilia della finale.
«Annata iper disgraziata»
Presidente, che stagione è stata per Milano?
«Ci proviamo, vediamo come vanno le cose. Quest’anno è stata un’annata iper disgraziata: infortuni, incidenti, veramente incasinata. I campionati non si fermano mai, si gioca sempre, con ritmi altissimi. I ragazzi fanno anche due allenamenti al giorno e se non hanno un momento per fermarsi succedono disastri».
La scelta: puntare sulla coppa
A un certo punto avete cambiato priorità…
«Abbiamo deciso cosa privilegiare. Lo Scudetto sapevamo che sarebbe stato difficile vincerlo, quindi abbiamo scelto di giocarci la coppa. E siamo arrivati in fondo. Abbiamo ragazzi di 18, 19, 20 anni che possono vincere un titolo: è una cosa enorme. Io non ho mai vinto niente, quindi per loro sarebbe qualcosa di incredibile».
Gli infortuni hanno cambiato tutto
Quanto hanno inciso gli stop fisici?
«Tantissimo. All’inizio avevamo una squadra forte, eravamo partiti bene. Poi si è fatto male Rotty alla vigilia del torneo ed è stato fuori tutto il campionato. Dopo si è fermato Caciopa, poi Otsuka è stato fuori due mesi. Quando abbiamo provato a riprendere ritmo si è fatto male anche Recine. È stata una catena incredibile».
Il sistema italiano penalizza
Ci sono difficoltà strutturali?
«Sì. In Italia dobbiamo pagare contributi sui giocatori, mentre in altri paesi come Turchia e Polonia non è così. Questo significa che i giocatori te li portano via. Inoltre non abbiamo grandi supporti: ogni partita costa tra i 12 e i 14 mila euro, senza contare il costo della vita a Milano. Partiamo con uno svantaggio importante».
Milano, una piazza complessa
Quanto pesa la concorrenza sportiva in città?
«Tanto. Qui ci sono Milan, Inter e Olimpia Milano. È difficile emergere e valorizzare la pallavolo in un contesto così competitivo».
«Non sono tranquillo»
Dopo il 3-0 dell’andata siete favoriti. Come vive l’attesa?
«Tranquillo non lo sono mai. Questo sport insegna che puoi essere avanti 2-0 e perdere 3-2. La nostra partita dura due set, non tre. Dobbiamo restare concentrati».
L’appello alla città
Che atmosfera si aspetta all’Allianz Cloud?
«Abbiamo già venduto quasi 3.000 biglietti e mi aspetto il palazzetto pieno. Abbiamo coinvolto i giovani e il CSI ha fermato tutte le partite per permettere a tutti di venire. Sarebbe bello vedere la città rispondere e vivere questo momento».
Un’occasione per cambiare il finale
La finale di Challenge Cup rappresenta molto più di una partita: è la possibilità di trasformare una stagione complicata in un successo europeo.
Per la Powervolley Milano è il momento decisivo. Per i suoi giovani, un’occasione unica. Per Fusaro la possibilità di chiudere un cerchio e continuare a guardare al futuro con ottimismo.

