Il torneo nerazzurro riunisce oltre 100 atleti e rilancia il valore sociale dello sport senza barriere.
Un evento che unisce sport e inclusione
Il calcio come linguaggio universale, capace di abbattere ogni barriera. È questa la sintesi più efficace della quarta edizione di “We Are Sport”, il torneo inclusivo promosso dall’Inter che ha riportato al centro il significato più autentico dello sport: partecipazione, condivisione e crescita.
Sul campo del Konami Youth Development Centre si sono ritrovati oltre 100 atleti, protagonisti di una giornata che ha messo insieme esperienze, abilità e percorsi differenti, dimostrando come il calcio inclusivo possa essere uno strumento concreto di integrazione. L’iniziativa è stata realizzata con il supporto di U-Power, Official Back Jersey Partner nerazzurro, che ha scelto di sostenere un progetto ad alto valore sociale.
Le squadre special e il valore delle differenze
Il cuore dell’evento è stato rappresentato dalle tre squadre Special nerazzurre, espressione concreta di un modello sportivo inclusivo. In campo si sono alternati gli atleti impegnati nel calcio per ipovedenti, sviluppato in collaborazione con Real Eyes Sport guidata da Daniele Cassioli, quelli del powerchair football con gli Snakes Milano e i protagonisti della Divisione Calcio Paralimpico FIGC, dedicata a persone con disabilità cognitiva, prima squadra “adottata” dall’Inter e gestita da ASD Sporting4E.
Tre discipline diverse, unite dalla stessa visione: rendere il calcio accessibile a tutti. In questo contesto, lo sport diventa uno spazio in cui il risultato passa in secondo piano rispetto all’esperienza condivisa e alla possibilità di esprimersi.
Giovani e territorio al centro del progetto
Accanto alle squadre Special, hanno preso parte al torneo anche i ragazzi del Settore Giovanile nerazzurro e diverse realtà del territorio impegnate nella promozione dello sport inclusivo. Tra queste, la Bebe Vio Academy, l’Accademia Isola Bergamasca, parte dell’Inter Grassroots Program, e il Calcio Integrato Cesano Maderno.
Per gli studenti dell’Inter College, impegnati nel secondo anno delle scuole superiori, la giornata si inserisce in un percorso formativo dedicato alla cultura dell’inclusione e alla sensibilizzazione contro ogni forma di discriminazione nello sport, sviluppato nell’ambito del progetto UEFA Outraged.
Il ruolo sociale del calcio moderno
“We Are Sport” si inserisce in una visione sempre più ampia del calcio, che oggi non è soltanto competizione ma anche responsabilità sociale. I club sono chiamati a promuovere valori e a costruire comunità, dando spazio a iniziative che abbiano un impatto concreto.
A testimoniare l’importanza della giornata è stata la presenza del presidente e CEO Giuseppe Marotta, affiancato dalle legend nerazzurre Lisa Alborghetti e Danilo D’Ambrosio. Presenti anche il Chief of Staff Max Catanese, il Direttore del Settore Giovanile Massimo Tarantino e rappresentanti di U-Power, che hanno sostenuto l’iniziativa omaggiando tutti i partecipanti con prodotti del brand.
Oltre il risultato, il senso della partecipazione
Al termine delle attività, tutti gli atleti si sono ritrovati per un momento conviviale organizzato insieme al servizio di catering inclusivo Pit’sa. Un’occasione per condividere emozioni, rafforzare relazioni e dare continuità allo spirito della giornata.
Il messaggio è chiaro: il calcio inclusivo è una realtà concreta e in crescita, capace di offrire opportunità a tutti. Non conta il punteggio finale, ma la possibilità di sentirsi parte di una comunità e di vivere lo sport come esperienza accessibile.
Un modello che guarda al futuro
L’iniziativa promossa dall’Inter rappresenta un esempio virtuoso di come sport e responsabilità sociale possano convergere. La collaborazione con U-Power, coinvolta per la prima volta in un progetto CSR del club, conferma una condivisione di valori che va oltre il campo da gioco.
La prospettiva è quella di dare continuità a queste esperienze e trasformarle in modelli replicabili, capaci di incidere concretamente sul territorio. Perché il calcio, quando riesce a includere davvero tutti, diventa uno strumento potente di cambiamento culturale.

