Il maratoneta milanese firma a Tokyo una prestazione storica e riporta il primato nazionale sotto le 2h05. Una giornata che rafforza il ruolo di Milano capitale dell’atletica italiana.
Il record italiano di maratona parla milanese
Milano torna al centro dell’atletica internazionale grazie a Iliass Aouani, che alla Tokyo Marathon ha riscritto la storia della maratona italiana con uno straordinario 2h04’26. Un crono che vale il nuovo record italiano di maratona, migliorando di quasi un minuto il precedente limite di 2h05’24 stabilito da Yohanes Chiappinelli a Valencia nel dicembre 2024.
Il sesto posto finale nella gara giapponese passa quasi in secondo piano rispetto al valore tecnico della prestazione. Aouani, 30 anni, milanese di origini marocchine, torna così a essere il primatista nazionale dopo aver già detenuto il record tra il 2023 e il 2024. Ma questa volta lo fa con un salto di qualità netto, che lo proietta tra i migliori interpreti europei di sempre.
Da Valencia a Tokyo: la maturazione di un campione
La storia recente di Aouani racconta di una crescita costruita con pazienza e consapevolezza. A Valencia, quasi quattordici mesi fa, aveva corso in 2h06’16, migliorando il proprio personale ma vivendo una gara amara: fino al 40° chilometro era davanti a Chiappinelli, prima di cedere negli ultimi due chilometri. Un episodio che aveva lasciato il segno.
Da quella “beffa” è nata una nuova mentalità. Il 2025 è stato l’anno della consacrazione: oro europeo in Belgio e bronzo mondiale proprio a Tokyo, città che ora gli regala anche il primato italiano. Un cerchio che si chiude, simbolicamente e tecnicamente.
Una gara di altissimo livello tecnico
Alla Tokyo Marathon il ritmo iniziale era impostato per scendere sotto le 2h04. Aouani ha corso con autorevolezza nel gruppo dei migliori fino al 36° chilometro, cedendo solo leggermente nel finale. Un calo fisiologico, anche perché il forcing degli avversari al 37° chilometro ha spezzato il gruppo.
La vittoria è andata all’etiope Tadese Takele in 2h03’37, davanti ai keniani Geoffrey Toroitich e Alexander Mutiso, entrambi accreditati di 2h03’38. Tra le donne successo per Brigid Kosgei in 2h14’29.
Il dato che conta, però, è un altro: con 2h04’26 Aouani diventa il settimo europeo di sempre, a cinquanta secondi dal record continentale del belga Bashir Abdi (2h03’36). Un riferimento che ora non appare più irraggiungibile.
«Finalmente il rispetto che merito»
Le parole dell’azzurro raccontano il peso emotivo di questa impresa: «Finalmente un crono che mi dà il rispetto che merito. Avevo vinto medaglie, certo, ma non averle ancora affiancate a una prestazione cronometrica importante mi dava fastidio. Ora c’è, e so che posso valere almeno 2h03».
Nel finale ha dovuto fare i conti con problemi fisici: «Ho avuto crampi a entrambi i polpacci negli ultimi cinque chilometri, e negli ultimi due era qualcosa da panico, credevo di cadere a terra. È un problemino che dovremo sistemare per il futuro».
Il legame con Tokyo è diventato speciale: «Tornare qui è stato bellissimo, ho sentito un botto di italiani lungo il percorso fare il tifo per me, oltre al mio coach Massimo Magnani e al mio manager Marcello Magnani».
Milano capitale della maratona italiana
Il nuovo record italiano della maratona ha un forte valore simbolico per Milano. Aouani rappresenta una generazione di atleti cresciuti tra pista e strada, capaci di competere stabilmente con le scuole africane che dominano la disciplina. La città, già protagonista con eventi come la maratona meneghina, ritrova un punto di riferimento tecnico e mediatico.
Non è solo una questione di tempo cronometrico. È una questione di identità sportiva. Milano può vantare oggi uno dei migliori maratoneti europei, capace di puntare con ambizione ai prossimi obiettivi internazionali: gli Europei di Birmingham e i Mondiali di corsa su strada a Copenaghen.
La sensazione è che il 2h04’26 non sia un punto d’arrivo ma una base di partenza. Quando un atleta dichiara di poter valere 2h03 e lo fa dopo aver corso con i crampi negli ultimi chilometri, significa che il margine esiste davvero.
