Danni mai risarciti dopo l’alluvione del 2023, tetto ancora inagibile e attività sospese: il centro federale del badminton italiano resta fermo mentre Milano perde sport e indotto
Milano e lo sport d’eccellenza, ancora una volta, si trovano a fare i conti con una vicenda che intreccia impiantistica pubblica, burocrazia e responsabilità non chiarite. Al centro della questione c’è il PalaBadminton di via Cimabue, unica struttura in Italia progettata esclusivamente per questa disciplina e sede del Centro tecnico federale della Nazionale italiana di badminton, oggi di fatto inutilizzabile nella sua piena funzionalità.
Una situazione che affonda le radici nell’alluvione del 27 luglio 2023, quando una serie di eventi atmosferici estremi ha colpito duramente la città di Milano, causando danni a edifici pubblici e infrastrutture sportive. Tra questi anche il PalaBadminton, palazzetto di proprietà del Comune di Milano e dato in concessione alla Federazione Italiana Badminton (FIBa).
L’alluvione e i danni strutturali mai risolti
Il nubifragio dell’estate 2023 ha provocato danni rilevanti alla centrale termica e al tetto della struttura, compromettendo la piena agibilità dell’impianto. Se per la centrale termica la Federazione è intervenuta direttamente, anticipando circa 50.000 euro per la sostituzione dell’impianto, la situazione del tetto resta irrisolta.
Quando piove, all’interno del palazzetto si formano dodici punti di infiltrazione direttamente sui campi da gioco, rendendo impossibile lo svolgimento delle attività sportive in condizioni di sicurezza. Una criticità che ha portato alla sospensione totale di eventi e manifestazioni di livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale da quasi tre anni.
Un centro federale unico in Italia
Il PalaBadminton non è un impianto qualunque. Realizzato nel 2009 grazie a un intervento della Federazione Italiana Badminton su una ex bocciofila comunale in stato di abbandono, rappresenta l’unica struttura in Italia progettata specificamente per il badminton.
Ogni dettaglio è stato studiato per rispondere alle esigenze tecniche degli atleti:
il pavimento in parquet pensato per ridurre il carico post-salto,
il riscaldamento a pavimento per evitare flussi d’aria che disturbino il volo del volano,
un impianto di illuminazione che non interferisce con la visuale di gioco.
È qui che si allena la Nazionale italiana di badminton, comprese due atlete che hanno rappresentato l’Italia ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, Giovanni Toti e Rosa Di Marco. Nelle ore serali, inoltre, la struttura è a disposizione di tre società sportive e dei privati che ne fanno richiesta, rafforzando il suo ruolo di presidio sportivo per la città.
Eventi sospesi e costi crescenti per la Federazione
L’inagibilità parziale del palazzetto ha avuto conseguenze pesanti. La sospensione degli eventi ha costretto la FIBa a spostare allenamenti e attività della Nazionale in altre sedi, in Italia e all’estero, con costi logistici e organizzativi elevatissimi.
A questo si aggiunge il danno economico per la città di Milano, che ha perso l’indotto legato alle competizioni internazionali: atleti, staff, accompagnatori e pubblico provenienti da tutto il mondo che, fino al 2023, affollavano il PalaBadminton generando ricadute positive su alberghi, ristorazione e servizi.
Rimpalli istituzionali e pratiche ferme
Sul piano amministrativo, la situazione appare ancora più complessa. Nonostante numerose e-mail intercorse tra la Federazione Italiana Badminton e il Comune di Milano, e un incontro avvenuto nel novembre 2024 presso l’Ufficio Sport con l’assessore Riva, il presidente federale Carlo Beninati e il segretario generale Giovanni Esposito, la pratica del sinistro risulta ancora ferma.
Le risposte ricevute nel tempo dal Comune vengono sintetizzate in formule che raccontano una lunga attesa:
«lista d’attesa»,
«altre priorità»,
«liquidazione complessiva a data da definire»,
fino a mancate risposte via e-mail.
A fine gennaio 2026, a oltre due anni dall’evento alluvionale, nessun rimborso è stato ancora erogato.
Il nodo della liberatoria mancante
Un ulteriore passaggio critico emerge nel dicembre 2025, quando il legale della Federazione contatta Generali, compagnia assicurativa della FIBa. La risposta è chiara: per procedere alla liquidazione è necessario un documento preciso, una «liberatoria da parte del Comune di Milano».
Documento che, secondo la Federazione, era stato richiesto già oltre un anno prima, senza mai essere rilasciato. Un cortocircuito amministrativo che ha riportato la vicenda esattamente al punto di partenza.
Un impianto pubblico inutilizzato nella sua piena funzione
Il paradosso è evidente: un palazzetto di proprietà comunale, affidato in concessione a una Federazione nazionale, non può essere utilizzato nella sua interezza a causa di un sinistro riconducibile a un evento atmosferico eccezionale e a una pratica assicurativa mai definita.
Una situazione che solleva interrogativi più ampi sul futuro dell’impiantistica sportiva milanese, sulla tutela delle eccellenze sportive meno mediatiche e sulla capacità del sistema pubblico di garantire risposte tempestive a realtà che rappresentano l’Italia a livello internazionale.

