«Con la cittadinanza italiana non si gioca». Il messaggio arriva forte dai campi di beach soccer e chiama in causa la trasparenza nel rispetto delle regole.
Il grido delle società italiane per un campionato più giusto
Un’iniziativa congiunta per la credibilità del beach soccer italiano
Milano e il mondo del beach soccer italiano sono al centro di un’importante mobilitazione a difesa della legalità e trasparenza sportiva. Dieci società protagoniste della Serie A di Beach Soccer, tra cui la Città di Milano BS, hanno presentato un esposto ufficiale alla Procura Federale della FIGC. L’obiettivo: fare chiarezza sulla posizione di alcuni calciatori di nazionalità straniera tesserati come cittadini italiani e verificare se i relativi documenti siano in linea con le normative nazionali e con il regolamento federale.
Tra le firme dell’iniziativa figurano: Bologna BS, Roma BS, Lenergy Pisa BS, Cagliari BS, Farmaè Viareggio BS, Città di Milano BS, Happy Car Sambenedettese BS, We Beach Catania, Napoli BS e Terracina BSC. Realtà storiche e consolidate che, pur provenendo da diverse aree d’Italia, hanno deciso di alzare la voce insieme per chiedere trasparenza e rispetto delle regole.
L’esposto e il nodo della cittadinanza
Il cuore dell’esposto riguarda la posizione di calciatori stranieri che risultano tesserati come italiani nelle ultime due stagioni. Le società promotrici chiedono alla Procura Federale di verificare se la documentazione presentata per l’ottenimento della cittadinanza sia conforme alla legge italiana. In gioco non c’è solo la correttezza amministrativa, ma anche il rispetto del regolamento FIGC che prevede:
- un limite massimo di 5 calciatori stranieri tesserabili per squadra
- tra cui solo 2 extracomunitari
- con 3 stranieri al massimo schierabili contemporaneamente in campo
Un tema delicato che tocca l’equilibrio delle competizioni e il principio della lealtà sportiva.
Il gesto simbolico: «La cittadinanza italiana è una cosa seria»
Nella giornata di sabato 19 luglio 2025, durante le gare valide per la Poule Scudetto, tutte le squadre coinvolte hanno scelto di lanciare un messaggio simbolico ma potente, scendendo in campo con una maglia bianca riportante tre frasi forti:
- «La cittadinanza italiana è una cosa seria»
- «Con la cittadinanza italiana non si gioca»
- «Vogliamo chiarezza, credibilità, tutela»
Un’iniziativa che non ha lasciato indifferente il pubblico, sollevando una discussione importante sulla tutela dei valori fondanti dello sport.
Milano protagonista nella richiesta di trasparenza
La Città di Milano BS è in prima linea in questa battaglia di principio. Milano, da sempre culla di sport, legalità e impegno civico, si fa portavoce di una richiesta chiara: rispetto delle regole per garantire equità e competitività. Il club meneghino ha ribadito la necessità di tutela del campionato e delle sue società, spesso portate avanti con sacrifici economici, logistici e personali da dirigenti, atleti e staff tecnico.
«Tutti devono giocare con le stesse regole», è il concetto alla base della presa di posizione milanese. E non si tratta solo di sport: si tratta di valori, di educazione civica, di trasparenza istituzionale.
Il ruolo della FIGC e del Dipartimento Beach Soccer
L’appello è ora nelle mani della FIGC e del Dipartimento Nazionale di Beach Soccer, ai quali viene richiesto un intervento chiaro e imparziale. Le società non chiedono sanzioni immediate, ma verifiche documentali serie, nel rispetto della normativa vigente e con l’intento di preservare la credibilità del torneo.
Non è la prima volta che si sollevano dubbi sul tesseramento di giocatori stranieri nei campionati italiani, ma raramente le società si sono mosse con questa compattezza e determinazione. Questa volta, l’azione condivisa e coordinata punta a innescare un processo virtuoso di trasparenza, in cui tutti gli attori del sistema – club, federazione, tesserati – siano chiamati a fare la loro parte.
Perché è un tema che riguarda anche il futuro dello sport
Il tema tocca anche una questione culturale e sociale: l’attribuzione della cittadinanza italiana, regolata da norme precise e non sempre rapide, è un processo serio che garantisce diritti ma richiede responsabilità. Utilizzare scorciatoie o presunte anomalie burocratiche per acquisire un vantaggio competitivo è una minaccia non solo per il beach soccer, ma per tutto il movimento sportivo italiano.
Milano, in questo contesto, assume ancora una volta un ruolo guida, chiedendo che lo sport torni ad essere veicolo di legalità e modello educativo per le nuove generazioni.
Lo sport come leva di coesione, non di scorciatoie
Nel momento in cui molte discipline, incluso il beach soccer, cercano nuove forme di visibilità, sponsor e tifo, è fondamentale garantire che la competizione sia pulita, equa e ispirata ai valori etici. Chi investe risorse, tempo e passione in questo sport deve sentirsi tutelato e non penalizzato da falle nel sistema di controllo.
Per questo le società chiedono un atto di trasparenza immediato, senza reticenze e senza timori. Perché lo sport italiano, a tutti i livelli, merita rispetto e credibilità.
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