La piattaforma danese arriva in Italia con check-in digitali, chioschi e soluzioni per rendere l’assistenza auto più veloce e redditizia
Tjekvik scommette sull’Italia e porta nel mercato nazionale le sue soluzioni digitali self-service per l’aftersales automotive, un’area sempre più strategica per concessionarie, officine autorizzate e gruppi dealer. La società danese, già attiva in 34 mercati, punta a modernizzare il percorso di assistenza, manutenzione e riparazione attraverso strumenti che permettono al cliente di gestire check-in e check-out del veicolo in modo più rapido, sia online sia direttamente in concessionaria.
Il tema non riguarda soltanto la comodità. In un settore che deve fare i conti con margini sotto pressione, carenza di personale specializzato, tempi di attesa e aspettative dei clienti sempre più vicine agli standard del digitale, l’aftermarket diventa un terreno decisivo. Il cliente che prenota un tagliando, lascia l’auto in officina o ritira il veicolo dopo un intervento non vuole più vivere un’esperienza lenta, burocratica o frammentata. Vuole continuità, semplicità e controllo. Ed è proprio qui che il self-service può diventare un alleato, non un sostituto del rapporto umano.
Una risposta alle code in concessionaria
Uno dei problemi più noti nei reparti assistenza è la concentrazione degli arrivi nelle stesse fasce orarie. La mattina presto e il tardo pomeriggio restano i momenti più delicati: il cliente deve lasciare l’auto prima del lavoro oppure ritirarla alla fine della giornata, mentre il personale di accettazione si trova a gestire contemporaneamente pratiche, domande, chiavi, preventivi e autorizzazioni.
La piattaforma di Tjekvik permette di alleggerire questo passaggio. Il cliente può effettuare il check-in da casa, attraverso una procedura digitale, oppure utilizzare i chioschi touchscreen installati in concessionaria. In questo modo, una parte delle operazioni viene anticipata o resa autonoma, lasciando ai service advisor più tempo per seguire i casi complessi e i clienti che hanno davvero bisogno di assistenza diretta.
È un punto importante per leggere correttamente questa innovazione. La digitalizzazione dell’aftersales non elimina il valore delle persone, ma può liberarle da attività ripetitive. In un mercato in cui la qualità del servizio pesa sempre di più sulla fedeltà al marchio, ridurre le attese significa migliorare la relazione con il cliente e difendere la centralità delle reti ufficiali.
Come funzionano i chioschi digitali
I chioschi Tjekvik consentono al cliente di seguire le istruzioni pre-servizio, autorizzare eventuali lavori, acquistare prodotti e servizi aggiuntivi, depositare le chiavi in modo sicuro e, al termine dell’intervento, ritirarle senza dover necessariamente passare dal banco accettazione. La soluzione è pensata per integrarsi nel flusso della concessionaria, con un percorso online-offline continuo e personalizzabile secondo l’identità visiva del dealer o del costruttore.
Tra le novità previste per il mercato italiano c’è anche il chiosco Outdoor, una postazione sicura e impermeabile che consente check-in e check-out fuori dagli orari tradizionali di apertura. Per molte concessionarie potrebbe essere un passaggio rilevante, soprattutto nelle aree urbane dove i tempi dei clienti non coincidono sempre con quelli dell’officina. La possibilità di lasciare o ritirare l’auto in modo autonomo amplia il servizio senza necessariamente aumentare il carico operativo del personale.
Il concetto è semplice: l’assistenza auto deve diventare più flessibile. Non perché il cliente non voglia più parlare con un consulente, ma perché non sempre ha bisogno di farlo per ogni singolo passaggio.
Aftersales, il digitale diventa redditività
La parte più interessante, per i dealer, riguarda la redditività. Secondo i dati comunicati dall’azienda, nel 2025 Tjekvik ha registrato oltre cinque milioni di interazioni self-service a livello globale. Nello stesso anno, 3,3 milioni di clienti hanno effettuato online il check-in del proprio veicolo per assistenza o riparazione; 1,4 milioni hanno utilizzato i chioschi touchscreen e oltre 350.000 persone hanno completato procedure di check-out digitale per il ritiro del mezzo.
Numeri che raccontano un cambiamento ormai concreto. L’esperienza post-vendita sta diventando un ambiente digitale misurabile, nel quale ogni fase del rapporto con il cliente può essere organizzata meglio. E questo vale anche per la proposta di servizi aggiuntivi.
Durante il check-in o il check-out, infatti, il cliente può ricevere offerte mirate su prodotti e interventi a valore aggiunto, senza la pressione del dialogo al banco e con la possibilità di decidere con più calma. Nel 2025, le soluzioni Tjekvik hanno contribuito a generare oltre 19,5 milioni di euro di ricavi incrementali per i dealer, con 487.299 servizi e prodotti aggiuntivi acquistati. Tra le opzioni più richieste figurano additivi, lubrificanti, componenti elettrici e ricariche per l’aria condizionata.
Per il settore automotive è un segnale da non sottovalutare. La redditività dell’assistenza non dipende solo dal numero di ingressi in officina, ma anche dalla capacità di proporre servizi coerenti, utili e comprensibili. Se il digitale aiuta a far emergere bisogni reali, il risultato può essere positivo per tutti: il cliente riceve un servizio più completo, mentre il dealer valorizza meglio ogni appuntamento.
Auto sostitutive e processi interni
La strategia italiana comprende anche Tjekvik Mobility Connected, una soluzione pensata per gestire in un unico ambiente l’allocazione delle auto sostitutive, le prenotazioni, le assicurazioni, i contratti d’uso e la consegna delle chiavi. Il sistema sincronizza automaticamente i dati degli appuntamenti, la disponibilità dei veicoli e lo stato dei contratti, riducendo il lavoro manuale e il rischio di errori.
È un altro nodo cruciale. L’auto sostitutiva, spesso considerata un servizio accessorio, è in realtà uno degli elementi che incidono maggiormente sulla percezione dell’assistenza. Se la gestione è lenta o poco chiara, il cliente vive l’intervento come un disagio. Se invece tutto è organizzato, il fermo tecnico pesa meno e il rapporto con la concessionaria ne esce rafforzato.
La digitalizzazione, in questo caso, non è un dettaglio tecnologico ma uno strumento di efficienza industriale. Meno passaggi manuali significano meno errori, meno telefonate, meno tempi morti e una maggiore capacità di pianificare le risorse.
Il mercato italiano e la sfida della qualità
Per accompagnare la crescita nel nostro Paese, Tjekvik ha nominato Beatrice Fassina Account Executive per il mercato italiano. La manager ha sottolineato come i clienti automotive italiani abbiano aspettative molto elevate in termini di esperienza di servizio, spiegando che l’obiettivo sarà supportare i dealer nell’adozione delle soluzioni dell’azienda e rendere il percorso post-vendita più efficiente, moderno e capace di generare nuove opportunità di business.
La sua dichiarazione tocca un punto centrale: in Italia il rapporto con l’auto resta molto forte, ma proprio per questo il cliente pretende attenzione. L’officina non è più soltanto il luogo in cui si risolve un problema tecnico. È uno spazio in cui si misura la qualità complessiva del marchio, dalla prenotazione alla riconsegna.
In questa prospettiva, l’arrivo di soluzioni come quelle di Tjekvik apre una riflessione più ampia. Il settore automotive viene spesso raccontato solo attraverso la vendita di nuovi modelli, la transizione elettrica o le difficoltà industriali. Ma una parte fondamentale della competitività passa dal post-vendita. Un dealer efficiente, capace di gestire bene il cliente dopo l’acquisto, contribuisce a proteggere il valore del marchio e a mantenere vivo il rapporto con l’automobilista.
Perché il self-service non sostituisce la fiducia
La parola self-service, applicata all’assistenza auto, può generare qualche diffidenza. L’idea che il cliente debba fare tutto da solo rischia di essere letta come un arretramento del servizio. In realtà, se progettata bene, la tecnologia può produrre l’effetto opposto: rendere più semplice ciò che è ripetitivo e lasciare più spazio al confronto quando serve competenza.
Nel post-vendita, la fiducia resta fondamentale. Nessun chiosco può sostituire la capacità di un consulente di spiegare un intervento, rassicurare un cliente o gestire una situazione imprevista. Ma una procedura digitale può evitare code inutili, raccogliere autorizzazioni in modo ordinato, proporre servizi pertinenti e rendere più fluido il passaggio dell’auto in officina.
La sfida, quindi, non è scegliere tra persone e tecnologia. È costruire un modello in cui entrambe lavorino meglio. Per i dealer italiani, chiamati a difendere redditività e qualità del servizio, l’aftersales digitale può diventare una leva concreta. Non una moda, ma un tassello della trasformazione necessaria per rendere la concessionaria più moderna, più efficiente e più vicina alle abitudini reali dei clienti.

