Il nuovo libro di Gabriel Kuhn arriva in libreria dal 16 gennaio e rimette il pallone al centro del dibattito tra potere, politica e riscatto sociale.
Il calcio tra popolo e potere
Il calcio è davvero il gioco del popolo oppure è diventato definitivamente proprietà di élite economiche e politiche? È da questa frattura che nasce Un’idea esagerata di libertà, il nuovo saggio di Gabriel Kuhn, in uscita dal 16 gennaio in libreria. Un libro che parla anche a Milano, città in cui il calcio è vissuto tanto negli stadi quanto nei campetti di periferia, nelle scuole, nei tornei popolari e nelle comunità che continuano a considerarlo uno spazio di aggregazione e identità.
Kuhn prende posizione in modo netto: il calcio è sotto attacco da parte di chi tenta di appropriarsene per potere e denaro, svuotandolo della sua dimensione collettiva. Figure come Gianni Infantino diventano simbolo di una gestione verticistica e autoreferenziale, sempre più distante dallo spirito originario del gioco.
Attivismo, contraddizioni e speranza
Il libro si inserisce in un dibattito attuale e divisivo. Da un lato chi ritiene impossibile conciliare passione sportiva e attivismo politico; dall’altro chi continua a vedere nel calcio uno strumento di trasformazione sociale. Kuhn appartiene dichiaratamente a questa seconda categoria, la stessa evocata da Albert Camus, quando scriveva: «Tutto quello che so sulla moralità e sui doveri degli uomini lo devo al calcio».
Con uno sguardo lucido ma non cinico, l’autore affronta le contraddizioni del calcio moderno: nazionalismo, intolleranza, derive autoritarie, infiltrazioni dell’estrema destra. Ma accanto alle ombre racconta anche un altro calcio, quello che resiste, che si autorganizza, che vive lontano dai mega stadi e dalle dirette televisive.
Un’industria miliardaria con un’anima ribelle
Oggi il calcio è un’industria dal fatturato multimiliardario. Professionalizzazione e commercializzazione ne definiscono l’immagine globale. Eppure, secondo Kuhn, conserva ancora un’anima ribelle, forse più di qualsiasi altro sport. Un’anima che sopravvive nei campi improvvisati, nei vicoli, nei tornei popolari, nelle squadre di quartiere che continuano a giocare per il semplice piacere di farlo.
È qui che il libro trova una forte risonanza anche a Milano, dove accanto al calcio-business convivono realtà di base, associazioni sportive popolari e progetti sociali che utilizzano il pallone come strumento educativo e inclusivo.
Infantino, Trump e l’ipocrisia del “calcio neutrale”
Uno dei capitoli più duri del libro è dedicato al rapporto tra FIFA e politica internazionale. Kuhn smonta il mantra secondo cui sport e politica non vanno mescolati, definendolo pura ipocrisia. Un esempio emblematico è la vicinanza tra Gianni Infantino e Donald Trump, culminata con l’assegnazione a Trump del Premio FIFA per la pace.
Un riconoscimento che l’autore definisce senza mezzi termini scandaloso, assegnato mentre l’ex presidente statunitense era coinvolto in operazioni militari, accordi con regimi autoritari e politiche divisive. Un passaggio che rafforza la tesi centrale del libro: non è la FIFA ad aver reso grande il calcio, ma milioni di persone che lo praticano da oltre centocinquant’anni, adattando regole, spazi e palloni alle condizioni più diverse.
Il calcio come esperienza collettiva
Kuhn riporta il calcio alla sua essenza: gioco, movimento, esperienza collettiva. Un’attività che può generare conflitto, ma che più spesso crea legami, amicizie, consapevolezza. Un calcio che insegna qualcosa su se stessi e sul mondo, molto più di quanto possano fare sponsor e strategie di marketing.
La prefazione di Pierpaolo Casarin accompagna il lettore in questo viaggio critico e appassionato, aggiungendo uno sguardo autorevole e profondamente legato alla cultura sportiva italiana.
Un libro che parla al presente
Un’idea esagerata di libertà non è un saggio nostalgico, ma un testo di attualità che interroga il presente e il futuro del calcio. Un invito a scegliere da che parte stare: accettare passivamente un modello sempre più elitario oppure difendere, anche attraverso il conflitto, il calcio come bene comune.
Scheda libro
Prezzo: 19 euro
Pagine: 248
Traduzione: Emanuele Giammarco

