Il Cavallino interrompe il rapporto con il pilota cinese dopo una sola stagione. Sullo sfondo prende forma l’ipotesi Cadillac, tra vecchi legami e nuove ambizioni in Formula 1.
La parentesi di Zhou Guanyu in Ferrari si chiude dopo appena un anno. La Scuderia di Maranello ha ufficializzato la fine della collaborazione con il pilota cinese, che nella stagione appena conclusa aveva ricoperto il ruolo di pilota di riserva, tornando così in orbita Ferrari dopo essere stato uno dei prospetti più interessanti cresciuti nel vivaio del Cavallino.
Una decisione che segna un nuovo passaggio nella carriera di Zhou e che apre scenari interessanti sul suo futuro nel Circus, in un momento di profonda trasformazione della Formula 1 e con nuovi costruttori pronti ad affacciarsi al mondiale.
Da Maranello al mondiale: il percorso di Zhou
Il rapporto tra Zhou Guanyu e la Ferrari affonda le radici nel passato. Tra il 2014 e il 2018 il pilota cinese è stato infatti parte della Ferrari Driver Academy, un periodo fondamentale per la sua crescita sportiva. Dopo l’uscita dal programma, Zhou ha costruito il proprio percorso fino all’esordio in Formula 1, diventando titolare prima con Alfa Romeo e successivamente con Sauber, esperienza che gli ha permesso di consolidare la propria presenza nel paddock.
Il ritorno a Maranello nel ruolo di pilota di riserva, avvenuto nella scorsa stagione, aveva rappresentato una sorta di ricongiungimento professionale con il Cavallino, in un contesto profondamente rinnovato anche a livello mediatico e strategico.
Un anno da riserva e la convivenza con Hamilton
Nel corso della sua esperienza Ferrari, Zhou ha lavorato a stretto contatto con Lewis Hamilton, condividendo non solo l’ambiente di Maranello ma anche lo stesso manager, Mark Hynes. Un dettaglio tutt’altro che secondario, che aveva alimentato curiosità e aspettative attorno al ruolo del pilota cinese all’interno del team.
La sua presenza è stata soprattutto funzionale allo sviluppo, al lavoro al simulatore e al supporto tecnico, senza però mai tradursi in un’opportunità concreta di rientro in griglia nel breve periodo. Da qui, probabilmente, la scelta condivisa di separare le strade.
L’ombra di Cadillac e il ruolo di Graeme Lowdon
La fine del rapporto con la Ferrari potrebbe non significare un passo indietro, ma piuttosto un nuovo inizio. Nelle ultime ore si è fatta sempre più insistente l’ipotesi di un approdo di Zhou nel progetto Cadillac, destinato a debuttare in Formula 1.
Un indizio chiave porta a Graeme Lowdon, manager che ha seguito Zhou per lungo tempo e che è stato recentemente nominato Team Principal della nuova struttura americana. Un legame professionale solido, che potrebbe facilitare l’ingresso del pilota cinese in un progetto ambizioso e ancora tutto da costruire.
Un possibile asse con Bottas e Pérez
Se lo scenario Cadillac dovesse concretizzarsi, Zhou si ritroverebbe in un contesto familiare anche dal punto di vista sportivo. Nel nuovo team americano, infatti, sono dati come titolari Valtteri Bottas e Sergio Pérez, due profili di grande esperienza con cui Zhou ha già condiviso il paddock negli anni recenti.
Per il pilota cinese, l’ingresso in un team all’esordio potrebbe rappresentare una sfida stimolante ma anche un’opportunità concreta di tornare protagonista, mettendo a frutto l’esperienza accumulata tra Ferrari e i team di centro gruppo.
Ferrari, Milano e la strategia sui piloti
Dal punto di vista Ferrari, la separazione da Zhou rientra in una strategia più ampia di razionalizzazione delle risorse e dei profili legati al programma sportivo. Milano, sempre più centrale nel racconto e nel business della Formula 1 grazie a eventi, sponsor e attivazioni legate al brand Ferrari, resta un hub fondamentale per l’immagine del Cavallino anche fuori dalla pista.
In questo contesto, il ruolo dei piloti di riserva viene ridefinito in funzione di esigenze tecniche sempre più specifiche, tra simulazione, sviluppo e marketing globale.
Uno snodo cruciale per il futuro di Zhou
Per Zhou Guanyu, l’uscita dalla Ferrari non rappresenta necessariamente una battuta d’arresto, ma piuttosto uno snodo cruciale di carriera. A 26 anni, con un bagaglio di esperienza solido e una forte rappresentatività internazionale, il pilota cinese resta un profilo appetibile in una Formula 1 che guarda con sempre maggiore interesse ai mercati globali.
