L’eredità del ghiaccio olimpico riapre il dibattito su una sede stabile per hockey e pattinaggio: tra strutture temporanee, riqualificazioni urbane e il ruolo strategico di Rho-Fiera
Milano si avvicina all’appuntamento olimpico invernale con una certezza e molte domande aperte. La certezza è che, per la prima volta nella storia dei Giochi, le discipline del ghiaccio troveranno spazio all’interno di un quartiere fieristico. Le domande riguardano il futuro: dove troverà casa il ghiaccio milanese dopo il 2026 e quale sarà il ruolo della città in uno scenario che finora ha alternato grandi ambizioni e soluzioni provvisorie.
Il tema non è nuovo, ma l’avvicinarsi delle Olimpiadi di Milano-Cortina lo rende più attuale che mai. Perché se l’evento olimpico accelera cantieri e decisioni, è il “dopo” a misurare la reale capacità di una città di trasformare l’eccezione in sistema.
Il Milano Ice Park e la prima volta olimpica in Fiera
A Rho prende forma una sperimentazione senza precedenti. Due impianti olimpici per il ghiaccio sono stati realizzati all’interno di Fiera Milano, trasformando i padiglioni 13-15 e 22-24 in un grande complesso temporaneo noto come Milano Ice Park. Un’operazione che segna una discontinuità netta rispetto alla tradizione olimpica, storicamente legata a impianti costruiti ex novo o inseriti nel tessuto urbano.
L’intervento, promosso da Fondazione Fiera Milano, ha comportato un investimento rilevante e un’importante riconversione strutturale. I padiglioni sono stati unificati attraverso grandi travi in acciaio, dando vita a una superficie coperta di circa 35 mila metri quadrati. All’interno trovano spazio due arene distinte ma complementari: il Milano Speed Skating Stadium, con anello da 400 metri e tribune fino a 7.500 posti, e la Milano Rho Ice Hockey Arena, progettata per ospitare gare di hockey su ghiaccio davanti a 5.000 spettatori.
Dal punto di vista energetico, il complesso si inserisce nel racconto della sostenibilità olimpica, grazie a un sistema fotovoltaico integrato e al collegamento con la rete di teleriscaldamento. Tuttavia, la natura temporanea delle strutture rende inevitabile una riflessione sul futuro.
Dopo i Giochi, il ghiaccio resta senza una casa certa
Conclusa l’esperienza olimpica, i padiglioni torneranno alle loro funzioni fieristiche originarie. Le piste di ghiaccio non resteranno dove sono state realizzate. È da qui che nasce l’interrogativo centrale: Milano avrà finalmente un palaghiaccio permanente all’altezza delle sue ambizioni sportive?
Fondazione Fiera Milano ha avviato uno studio di fattibilità per valutare la possibilità di realizzare una struttura stabile dedicata alle discipline su ghiaccio all’interno del perimetro fieristico, ma in spazi differenti rispetto a quelli utilizzati per i Giochi. L’ipotesi non è quella di “salvare” l’impianto olimpico, bensì di capire se esistano le condizioni tecniche ed economiche per un palaghiaccio destinato ad allenamenti, competizioni e attività continuative.
Un progetto che, se concretizzato, segnerebbe una svolta: il ghiaccio tornerebbe ad avere una collocazione definita, superando una lunga stagione di precarietà.
Progetti saltati e soluzioni provvisorie: una storia irrisolta
Il rapporto tra Milano e gli sport del ghiaccio è segnato da occasioni mancate. La riconversione del PalaSharp in stadio del ghiaccio è rimasta sulla carta, schiacciata da costi elevati, problemi strutturali e dal cambiamento di destinazione dell’area verso l’edilizia residenziale pubblica. Anche l’Arena di Santa Giulia, pur centrale nel progetto olimpico, nasce con una vocazione diversa: concerti, grandi eventi e spettacoli, non una funzione sportiva stabile.
In questo quadro frammentato si inserisce il Pala Agorà, storico impianto cittadino per il ghiaccio, al centro di un progetto di riqualificazione che ha recentemente ottenuto il riconoscimento dell’interesse pubblico da parte dell’amministrazione comunale. L’intervento, proposto da un soggetto privato, punta a restituire alla città una struttura dedicata a hockey e pattinaggio, senza oneri diretti per il Comune e con una concessione di lungo periodo.
Una soluzione che guarda al radicamento urbano più che alla spettacolarità olimpica, ma che da sola potrebbe non essere sufficiente a coprire tutte le esigenze della città metropolitana.
Da pista olimpica a Live Dome: la nuova vocazione di Rho
Per la pista di pattinaggio di velocità realizzata in Fiera il destino è già scritto. Dopo i Giochi, il ghiaccio lascerà spazio al Live Dome, destinato a diventare una delle più grandi arene indoor d’Europa. Un progetto che trasforma un’infrastruttura sportiva in un polo dell’intrattenimento capace di ospitare concerti ed eventi con una capienza stimata attorno ai 40 mila spettatori.
Il passaggio è emblematico: dall’eccezione olimpica a una funzione permanente orientata al mercato degli eventi. Una scelta che rafforza il ruolo di Rho-Fiera come grande hub metropolitano, ma che allo stesso tempo sottrae definitivamente quello spazio alle discipline su ghiaccio.
Fiera e MIND, il nuovo asse degli eventi milanesi
La trasformazione di Rho non riguarda solo la Fiera. L’area si integra sempre più con MIND – Milano Innovation District, creando un sistema di spazi dedicati a spettacolo, cultura ed eventi di diversa scala. Accanto al Live Dome si collocano nuove strutture indoor e outdoor pensate per festival, concerti e manifestazioni stagionali.
In questo scenario, l’eventuale palaghiaccio permanente diventerebbe un tassello mancante, capace di completare l’offerta sportiva di un distretto sempre più orientato all’intrattenimento e all’attrattività internazionale. Ma la domanda resta aperta: Milano sceglierà di investire davvero nel ghiaccio, o continuerà a considerarlo una disciplina da ospitare solo in occasioni straordinarie?

