Per Demetrio Albertini, «in quell’epoca ero abituato a giocare per strada e all’oratorio vedere due pali, una traversa e la rete per me era come essere a San Siro». Una frase che racchiude come il talento possa germinare ovunque, anche nei campetti più piccoli della provincia, quando c’è passione e determinazione.
L’ex centrocampista del Milan è entrato all’oratorio di Villa Raverio, frazione di Besana Brianza, da bambino (aveva quattro o cinque anni) e ci è rimasto fino a quando ha iniziato a giocare da professionista. Villa Raverio è una piccola frazione di Besana in Brianza con poco più di 1.200 abitanti, eppure lì ha mosso i primi passi uno dei migliori centrocampisti del calcio italiano.
Dal campo dell’oratorio al grande calcio
Suo padre faceva il capomastro muratore, mentre suo padre era un amante del calcio e fu anche il suo primo allenatore, come spesso accade in un contesto di paese. La vita del giovanissimo Demetrio cambia a 10 anni, quando il papà lo porta a fare un provino a Seregno, dove viene buttato subito in campo in una partita nel ruolo di mezzala: giocò bene, fece anche gol e dopo sei mesi si ritrovò a firmare il suo primo cartellino con il Milan.
Da quel campo di calcio a 7 dell’oratorio ha mosso i suoi primi passi il ‘metronomo’ del centrocampo del grande Milan di Sacchi e Capello, nonché perno della Nazionale negli anni ’90. Nella sua carriera ha vinto cinque Scudetti, una Liga, tre Supercoppe italiane, tre Champions League, due Coppe Intercontinentali e due Supercoppe Europee.
L’importanza dell’oratorio nello sport e nella vita
Come racconta Albertini stesso, in quegli anni all’oratorio ha vissuto esperienze meravigliose, ricordando i vetri rotti e quando scavalcavano il cancello della parrocchia per andare a giocare: il richiamo era sempre la palla. Nel trasferire quelle esperienze nella carriera professionale, si è portato dietro l’educazione, il rispetto e la passione, cose che lo hanno aiutato a rimanere una persona equilibrata anche quando è arrivato il successo, con un ruolo determinante della sua famiglia d’origine.
Per Albertini lo sport è stato una scuola di vita e pensa possa esserlo ancora oggi per i ragazzi: valori, condivisione, capacità di porsi degli obiettivi e cercare di raggiungerli. Oggi Albertini rimane nel mondo del calcio come presidente del settore tecnico della Figc, portando con sé quella passione che è nata nella piccola Villa Raverio di Besana Brianza.
Fonti: La Gazzetta dello Sport, gazzettadellasport.it, unitineldono.it, figc.it

















