MilanoSportiva.com

Tutto lo sport di Milano e provincia

Gianfranco Pieri è morto: addio al Professore che ha fatto la storia dell’Olimpia Milano

Gianfranco Pieri, addio al Professore dell'Olimpia - (immagine generata con IA)

Addio a 89 anni al regista dei nove scudetti e della prima Coppa dei Campioni milanese. Dall’intuizione di Cesare Rubini alle Olimpiadi, la storia di un campione che ha trasformato il ruolo di playmaker.

Il talento oltre le vittorie

Gianfranco Pieri, scomparso a 89 anni, ha scritto una pagina fondamentale della storia dell’Olimpia Milano. Nove scudetti e la Coppa dei Campioni del 1966 testimoniano una carriera straordinaria, impreziosita dal contributo all’evoluzione del ruolo di playmaker. Soprannominato il Professore, anche per gli occhiali indossati durante le partite, il regista triestino rimase tredici stagioni al Simmenthal di Cesare Rubini, distinguendosi per visione di gioco, capacità realizzative e versatilità difensiva.

Da Trieste a Milano, l’incontro decisivo con Cesare Rubini

Nato a Trieste il 6 febbraio 1937, Pieri iniziò nella pallanuoto come portiere, prima di dedicarsi al basket con la Ginnastica Triestina. Conquistò due titoli italiani juniores, nel 1953 e nel 1954, ma la timidezza ne rallentò inizialmente l’esordio in prima squadra. Superate le esitazioni, realizzò 34 punti contro Pesaro e 35 contro la Stella Azzurra Roma. Nella stagione 1954-55 ne segnò altri 34 alla Borletti Milano, impressionando Cesare Rubini, allora giocatore-allenatore. Quella prestazione contribuì alla decisione del tecnico di abbandonare l’attività agonistica per concentrarsi sulla panchina. Nel 1955 il giovane si trasferì a Milano con la famiglia, mentre la società rinnovava la squadra dopo la partenza di Sergio Stefanini.

Dal pivot alla regia, la trasformazione di un talento

Rubini intuì che Pieri, alto circa un metro e 90, avrebbe potuto esprimersi meglio da playmaker anziché da pivot. Il cambiamento richiese un’intera stagione di adattamento, accompagnata da difficoltà e dubbi. La scommessa diede però i primi risultati nel 1956-57, quando il Simmenthal conquistò il decimo scudetto della propria storia. Pieri ricevette anche il Canestro d’oro come miglior giocatore del campionato.

Nove scudetti e una nuova idea di playmaker

Negli anni Cinquanta il regista aveva prevalentemente il compito di distribuire il pallone. Pieri superò questa impostazione, combinando organizzazione della manovra e iniziativa offensiva. La sua fisicità consentiva inoltre a Rubini di utilizzare contemporaneamente più giocatori piccoli, affidando occasionalmente la conduzione del gioco anche a una guardia come Sandro Riminucci oppure a un’ala.

Il Simmenthal conquistò i titoli italiani del 1957, 1958, 1959, 1960, 1962, 1963, 1965, 1966 e 1967. Pieri condivise quei successi con protagonisti come Romeo Romanutti, Paolo Vittori, Gabriele Vianello e Riminucci, arrivato da Pesaro un anno dopo di lui. Tra gli stranieri che vestirono la maglia milanese figuravano Ron Clark, George Bon Salle, Skip Thoren e Bill Bradley. Un gruppo ricco di realizzatori, nel quale il Professore garantiva equilibrio e continuità nella costruzione del gioco.

Le Olimpiadi con l’Italia e il riconoscimento della Hall of Fame

La carriera internazionale comprende l’Europeo del 1959 a Istanbul, l’argento alle Universiadi di Torino dello stesso anno e due partecipazioni olimpiche. A Roma 1960 Pieri contribuì al quarto posto dell’Italia, realizzando 15 punti contro l’Ungheria. Dopo aver superato anche la Polonia, gli azzurri persero contro il Brasile ai supplementari, prima di affrontare gli Stati Uniti di Jerry West, Oscar Robertson, Jerry Lucas e Walt Bellamy.

Tokyo 1964 e gli impegni professionali

Quattro anni dopo, alle Olimpiadi di Tokyo, le sconfitte contro Portorico e Giappone compromisero le possibilità di medaglia. Le vittorie su Jugoslavia e Polonia permisero comunque all’Italia di conquistare il quinto posto. Fu l’ultima partecipazione olimpica di Pieri, impegnato anche sul piano professionale: durante l’estate doveva recuperare le giornate lavorative sacrificate nella stagione sportiva.

Nel massimo campionato italiano disputò 291 partite, realizzando 3.152 punti. Nel 2007 entrò nell’Italia Basket Hall of Fame, riconoscimento riservato alle personalità che hanno contribuito alla crescita della pallacanestro nazionale.

La Coppa dei Campioni del 1966 e la consacrazione europea

Il traguardo più prestigioso arrivò il 1° aprile 1966, quando il Simmenthal Milano sconfisse lo Slavia Praga 77-72 a Bologna, diventando la prima squadra italiana a conquistare la Coppa dei Campioni.

Due anni prima, una formazione interamente italiana si era fermata in semifinale contro il Real Madrid: vittoria casalinga per 82-77 e sconfitta per 101-78 in Spagna, dove Pieri realizzò 14 punti. Nel 1966 Rubini disponeva anche di Skip Thoren e Bill Bradley, quest’ultimo reduce dall’oro olimpico americano del 1964 e impegnato negli studi a Oxford dopo l’esperienza universitaria a Princeton. Il suo arrivo per gli appuntamenti europei fu favorito anche da Sandro Gamba, Ricky Pagani e dal presidente Adolfo Bogoncelli.

Dal Real Madrid alla finale contro lo Slavia Praga

Nel girone precedente la fase conclusiva, Milano affrontò Slavia Praga, Racing Malines e Real Madrid. Dopo il 71-66 subito in Spagna, il Simmenthal ribaltò il confronto vincendo 93-76 al Palalido, grazie soprattutto ai 40 punti di Gabriele Vianello e ai 27 di Bradley. Pieri dovette affrontare problemi di falli, ma la differenza canestri premiò i milanesi.

Nella semifinale del 31 marzo a Bologna arrivò il 68-57 contro il CSKA Mosca, che schierava giocatori come Armenak Alachachian, Gennadi Volnov e Jaak Lipso. Bradley segnò 20 punti, Massimo Masini 15 e Vianello 12.

Il giorno seguente lo Slavia Praga recuperò il vantaggio iniziale del Simmenthal, passando momentaneamente avanti. Vianello e Thoren realizzarono 21 punti ciascuno, Bradley 14, Riminucci dieci e Pieri quattro. Anche il diciottenne Giulio Iellini contribuì alla reazione decisiva, fino al 77-72 che consegnò all’Olimpia il primo titolo europeo.

Pieri avrebbe ricordato quella vittoria come il momento più alto della propria carriera, sottolineando il legame di amicizia tra i giocatori. I festeggiamenti proseguirono per le strade di Bologna, con lo champagne bevuto direttamente dalla Coppa. Nel 1967 il Simmenthal raggiunse nuovamente la finale, perdendo 91-83 contro il Real Madrid nella capitale spagnola. In quella stagione la squadra disponeva di Steve Chubin e Austin Robbins al posto di Bradley e Thoren.

Il cordoglio dell’Olimpia Milano e il ricordo di Giulio Iellini

La scomparsa di Pieri ha suscitato profondo cordoglio nell’ambiente biancorosso. Giulio Iellini, triestino come lui e suo successore in regia, lo ha ricordato con parole particolarmente sentite: «Io ho perso il mio grande fratello». Anche Dan Peterson ha raccontato la vicinanza dell’ex giocatore alla squadra dopo il ritiro. Nei momenti difficili assisteva agli allenamenti senza intervenire, manifestando il proprio sostegno con la presenza: «lui era lì nel nostro angolo».

Giovanni Petrucci, presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, ha espresso il cordoglio della FIP e la vicinanza alla famiglia, ricordando l’eleganza e la signorilità dell’ex campione.

L’eredità del Professore nel basket italiano

Dopo tredici stagioni all’Olimpia, Pieri proseguì l’attività a Gorizia, contribuendo alla promozione della squadra nella massima serie. La sua interpretazione del ruolo di regista avrebbe trovato continuità nelle generazioni successive, con giocatori come Giulio Iellini e Mike D’Antoni. Un’eredità che, oltre ai trofei, conserva un posto nella storia tecnica della pallacanestro italiana.