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Franco Baresi, Milano prepara un ricordo eterno per il suo capitano

Franco Baresi svela il suo nuovo libro "Ancora in gioco" a Casa Milan

Dalla giornata di lutto cittadino al possibile ingresso nel Famedio, fino alle proposte per il Parco dei Capitani e la Curva Sud: la città riflette su come trasformare il dolore in memoria collettiva.

Milano non saluterà Franco Baresi soltanto con il silenzio, le bandiere a mezz’asta e l’ultimo abbraccio nella Basilica di Sant’Ambrogio. La scomparsa del capitano rossonero ha aperto una riflessione più profonda: in quale luogo della città dovrà continuare a vivere il suo nome?

La risposta non riguarda esclusivamente il Milan e i suoi tifosi. Baresi è stato naturalmente una delle rappresentazioni più alte della storia rossonera, ma nel tempo è diventato anche un simbolo riconoscibile di Milano: discreto, rigoroso, fedele, poco attratto dalle parole e capace di lasciare che fossero i comportamenti a definirlo.

Per questo il lutto cittadino proclamato da Palazzo Marino per martedì 4 agosto, giorno delle esequie previste alle 11 nella Basilica di Sant’Ambrogio, non rappresenta soltanto un atto formale. È il riconoscimento pubblico del rapporto tra Franco Baresi e Milano, una relazione costruita attraverso quasi mezzo secolo di calcio, appartenenza e memoria condivisa. Durante la giornata, le bandiere degli edifici comunali saranno esposte a mezz’asta.

Milano saluta Franco Baresi con il lutto cittadino

La città ha già cominciato a raccogliersi attorno al suo capitano. Davanti a Casa Milan sono comparsi fiori, biglietti, bandiere e disegni, mentre il club ha predisposto uno spazio dedicato al ricordo con la maglia numero 6 e un registro sul quale lasciare un messaggio.

La camera ardente, nel rispetto della riservatezza richiesta dalla famiglia, resterà privata. Il momento pubblico sarà quello di Sant’Ambrogio, luogo fortemente legato all’identità milanese e scelto per l’ultimo saluto a una figura che ha superato da tempo i confini della normale popolarità sportiva.

Il Milan ha ricordato Baresi come il «Rossonero del secolo», sottolineando il legame tra il capitano, la storia del club e generazioni di sostenitori. Il messaggio ufficiale racconta una perdita che investe l’intera comunità milanista, ma che inevitabilmente coinvolge anche il resto della città.

Milano ha scelto di fermarsi perché Baresi non è stato semplicemente un grande calciatore. È stato una presenza costante nella trasformazione sportiva e sociale della città, dagli anni difficili del Milan alle vittorie internazionali, fino al ruolo istituzionale ricoperto dopo la conclusione della carriera.

Il Parco dei Capitani come luogo della memoria milanese

Tra le ipotesi emerse per rendere permanente il ricordo di Franco Baresi, una delle più significative riguarda il Parco dei Capitani, l’area verde vicina allo stadio di San Siro già dedicata a Giacinto Facchetti e Cesare Maldini.

Il parco, inaugurato nel 2016 in occasione della finale di Champions League disputata al Meazza, copre un’area di circa 60mila metri quadrati. La sua denominazione unisce due figure che, pur appartenendo a società rivali, hanno rappresentato un’idea simile di leadership, fedeltà e responsabilità: il capitano dell’Inter e quello del Milan.

Inserire anche il nome di Franco Baresi nel Parco dei Capitani darebbe a quel luogo un significato ancora più ampio. Non sarebbe un semplice omaggio rossonero, ma la costruzione di una geografia della memoria sportiva milanese, capace di raccontare la città attraverso alcuni dei suoi interpreti più autorevoli.

Baresi, Facchetti e Maldini oltre la rivalità

Milano ha sempre vissuto il calcio attraverso una divisione precisa. Da una parte il rosso e il nero, dall’altra il nero e l’azzurro. San Siro è il luogo nel quale questa contrapposizione diventa spettacolo, cultura popolare e identità familiare.

Eppure, esistono figure davanti alle quali la rivalità può arretrare senza perdere il proprio significato. Franco Baresi, Giacinto Facchetti e Cesare Maldini appartengono a questa categoria.

Sono stati uomini di una sola maglia, capitani capaci di identificarsi con un club senza trasformare l’appartenenza in ostilità. Hanno rappresentato squadre differenti, ma anche un calcio milanese nel quale la responsabilità della fascia contava quanto il talento.

Un Parco dei Capitani che riunisca simbolicamente queste tre figure potrebbe diventare uno dei luoghi più importanti della memoria sportiva cittadina. Un’area da attraversare non soltanto nei giorni delle partite, ma anche per spiegare alle nuove generazioni che cosa abbia significato essere capitani prima dell’epoca della comunicazione permanente, delle carriere frammentate e delle appartenenze spesso temporanee.

L’idea di dedicare la Curva Sud a Franco Baresi

Un’altra proposta riguarda l’intitolazione della Curva Sud di San Siro a Franco Baresi. Al momento si tratta di un’idea nata nel dibattito pubblico e tra i sostenitori rossoneri, non ancora di una decisione ufficiale. Il valore simbolico, tuttavia, sarebbe evidente.

La Curva Sud rappresenta da decenni il cuore più rumoroso e riconoscibile del tifo milanista. È il settore dal quale partono cori, coreografie, bandiere e messaggi destinati alla squadra. Legare quel luogo al nome del capitano significherebbe affidare la memoria di Baresi allo spazio nel quale il Milan viene sostenuto con maggiore intensità.

L’ipotesi assume inoltre un significato particolare mentre l’intera zona di San Siro attraversa una trasformazione urbanistica e sportiva. Il futuro del Meazza e il progetto del nuovo impianto continuano a ridisegnare il rapporto tra le squadre, lo stadio e il quartiere. Proprio per questo, ogni intervento sulla memoria dovrà evitare di essere soltanto emotivo o provvisorio.

Dedicare un settore a Baresi avrebbe senso soltanto garantendo che il suo nome resti centrale anche nel futuro stadio. Il ricordo non può dipendere dalla sopravvivenza di una struttura o da un passaggio urbanistico. Deve accompagnare il Milan indipendentemente dal luogo nel quale la squadra giocherà.

Il possibile ingresso di Baresi nel Famedio

Tra i riconoscimenti destinati a essere valutati c’è anche l’iscrizione di Franco Baresi al Famedio del Cimitero Monumentale, dove Milano custodisce la memoria delle personalità che hanno contribuito alla storia civile, culturale, scientifica e sociale della città.

La procedura dovrà seguire naturalmente il proprio iter istituzionale. L’ipotesi appare però coerente con quanto avvenuto per Giacinto Facchetti e con il ruolo assunto da Baresi nella storia milanese. Tuttosport indica l’ingresso nel Famedio come uno dei passaggi attesi nel percorso di commemorazione, pur non trattandosi ancora di un provvedimento formalizzato.

Il significato sarebbe molto più ampio di una celebrazione calcistica. Il Famedio non è una Hall of Fame sportiva: è il luogo in cui Milano definisce chi abbia contribuito a raccontarla e rappresentarla.

Baresi lo ha fatto con un linguaggio particolare, quello del calcio, ma attraverso valori facilmente riconoscibili anche fuori dal campo: serietà, continuità, responsabilità e appartenenza.

I numeri di una carriera diventata identità

Le cifre aiutano a comprendere la dimensione sportiva di Franco Baresi, anche se non riescono a spiegarne completamente l’impatto. Secondo la Hall of Fame ufficiale del Milan, il capitano ha trascorso 20 stagioni in prima squadra, disputando 719 partite ufficiali e segnando 33 gol. In Serie A ha collezionato 470 presenze.

Il suo palmarès rossonero comprende sei campionati italiani, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e quattro Supercoppe italiane. Numeri che collocano Baresi tra i calciatori più vincenti della storia del club, ma che raccontano soltanto una parte del suo percorso.

La sua grandezza non nasce esclusivamente dalle coppe alzate. Baresi è rimasto al Milan anche nelle stagioni più difficili, ha accompagnato il club nella risalita e ne è diventato il comandante durante l’epoca delle vittorie europee costruite da Arrigo Sacchi e proseguite con Fabio Capello.

Il numero 6 ritirato dal Milan rappresenta la sintesi più efficace di questa identificazione. Quel numero non è più una semplice scelta di maglia: è diventato un pezzo della storia rossonera, legato definitivamente al suo capitano.

Il derby australiano diventa un omaggio al capitano

La squadra si trova lontano da Milano, impegnata nella preparazione estiva in Australia, ma la distanza non interromperà il ricordo. In occasione del derby programmato sul territorio australiano, il Milan sta lavorando a iniziative commemorative che potrebbero comprendere una coreografia dedicata e una maglia speciale indossata dai calciatori.

Sarà un derby diverso dagli altri. Milan e Inter continueranno a rappresentare due anime concorrenti della stessa città, ma il nome di Baresi renderà inevitabilmente più sottile la separazione.

La grandezza di una rivalità si misura anche nella capacità di riconoscere i simboli dell’altra parte. L’omaggio a Baresi non sottrae nulla alla storia nerazzurra, così come il ricordo di Facchetti non appartiene soltanto a chi tifa Inter. Entrambi hanno contribuito a fare di Milano una delle capitali mondiali del calcio.

Milano deve costruire un ricordo destinato a durare

Il dolore produce spesso molte proposte. Alcune sono realizzabili, altre nascono dall’emozione e scompaiono quando l’attenzione pubblica si sposta altrove. Per Franco Baresi sarà importante evitare proprio questo rischio.

Il lutto cittadino è il primo atto. L’eventuale ingresso nel Famedio, il Parco dei Capitani e l’intitolazione della Curva Sud rappresentano strade differenti, che possono anche convivere. Occorre però che Milano scelga un progetto capace di sopravvivere alle trasformazioni dello stadio e del quartiere.

La memoria di Franco Baresi non può limitarsi a una targa. Dovrebbe diventare un racconto accessibile, riconoscibile e permanente. Un luogo fisico, ma anche un progetto culturale attraverso il quale spiegare il rapporto tra sport, città e identità.

Baresi non ha mai avuto bisogno di occupare il centro della scena per essere riconosciuto. Gli bastava alzare un braccio, guidare la linea difensiva e assumersi una responsabilità. Anche il ricordo che Milano costruirà per lui dovrebbe rispettare quella misura: niente retorica eccessiva, ma un segno sobrio, autorevole e impossibile da ignorare.

Il capitano è appartenuto al Milan. Il simbolo, ormai, appartiene a Milano.