Il club rossoblù celebra ottant’anni al Kennedy nel momento più emozionante della stagione. La squadra di Roberto Bianchi chiude al primo posto e prepara la finale promozione contro Rovigo. Sullo sfondo anche il sogno americano di Nicolò Pinazzi.
Ottant’anni di baseball, generazioni di giocatori e un luogo che rappresenta una parte della storia sportiva della città. Il Milano Baseball festeggia il suo 80° anniversario e arriva all’appuntamento con il Kennedy con un regalo difficile da immaginare migliore: il primo posto conquistato al termine di una stagione regolare straordinaria.
La festa, in realtà, è cominciata qualche ora prima a Codogno. Lì i giocatori hanno sollevato Roberto “Whitey” Bianchi e lo hanno portato in trionfo dopo una doppietta fondamentale. È stata la sedicesima doppietta in 22 giornate, quella necessaria per difendere il vantaggio sul Poviglio e chiudere davanti agli emiliani.
Un risultato che consegna ai rossoblù la finale promozione contro Rovigo con un vantaggio importante: Milano potrà disputare in casa il ritorno e tre eventuali partite sulle cinque previste.
Milano Baseball, gli 80 anni arrivano nel momento più bello
L’immagine di Roberto Bianchi portato in trionfo sintetizza bene quanto accaduto durante la stagione. Una squadra cresciuta giornata dopo giornata, capace di conquistare i playoff con largo anticipo e poi di resistere alla pressione del Poviglio nella corsa al primo posto.
Bianchi ha raccolto il lavoro costruito per anni da Marco Fraschetti e ha aperto un nuovo ciclo. Il suo impatto si è visto soprattutto nella fase offensiva, da sempre uno dei suoi marchi di fabbrica.
Il risultato è stato un line-up profondissimo, capace durante la stagione di schierare nove battitori sopra quota .300 di media. Numeri particolarmente significativi se confrontati con la tradizione recente rossoblù, spesso caratterizzata da squadre solide sul monte e in difesa, ma meno devastanti nel box.
Per ritrovare un Milano con una simile capacità offensiva bisogna tornare idealmente alle squadre nelle quali giocava lo stesso Bianchi, affiancato da Jim Morrison e Stefano Manzini.
Roberto Bianchi cambia il volto dell’attacco rossoblù
Limitare la stagione alla potenza offensiva sarebbe però riduttivo. Una delle incognite principali riguardava infatti il monte di lancio e il numero ridotto di pitcher a disposizione.
Milano ha affrontato un campionato lunghissimo affidandosi principalmente a Ion Dona, Yamichel Perez, Anthony Arcila Gonzalez e Alessandro Persico. Quattro lanciatori chiamati a sostenere un carico di lavoro notevole.
A loro si è aggiunto il contributo di Morillo, pitching coach sempre disponibile a tornare sul monte quando necessario. Importante anche il sacrificio di Lorenzo Ambrosioni, utilizzato in un ruolo non abituale per consentire ai compagni di recuperare energie.
Il risultato ha permesso al Milano di contenere con continuità gli attacchi avversari. E quando il monte ha attraversato qualche momento complicato, è intervenuto un line-up capace di cambiare le partite con una velocità sconosciuta alle recenti stagioni rossoblù.
Daniel Perez simbolo della potenza del Milano
Il volto statistico della trasformazione offensiva è soprattutto Daniel Perez. La sua stagione racconta 11 fuoricampo, 65 valide, 56 punti battuti a casa e una media battuta di .439.
Numeri che riportano alla memoria battitori di altre epoche della storia milanese. Il paragone evocato è quello con Dave Sheldon, pur considerando che l’americano costruiva le proprie statistiche al massimo livello della A1.
Perez, però, non è stato un caso isolato. La sua produzione ha accompagnato la crescita dell’intero attacco. Milano ha chiuso con il maggior numero di home run del campionato, un dato eccezionale rispetto alle abitudini degli ultimi decenni.
Calasso ed Espejo hanno realizzato quattro fuoricampo ciascuno, compreso quello pesantissimo dello stesso Espejo a Codogno. Torrellas ne ha aggiunti due. Ambrosioni e Marco Pasotto ne hanno firmato uno a testa, mentre anche il giovane Gambera ha trovato il suo homer nelle prime apparizioni in A2.
Non c’è stata soltanto potenza. Samuele Pasotto, per esempio, ha terminato con .333 di media su 153 turni, terzo miglior battitore della squadra dietro Perez e Darwin Gonzalez.
La doppietta di Codogno vale il primo posto
L’ultimo capitolo della stagione regolare rappresenta probabilmente la sintesi migliore del carattere di questa squadra. Milano arrivava a Codogno sapendo di non avere alternative: per conservare il primo posto servivano due vittorie.
La prima è arrivata soltanto al tie-break. Un singolo del diciottenne Espejo, una delle rivelazioni della stagione, e il doppio di Ambrosioni hanno permesso ai rossoblù di risolvere una partita durissima.
Dieci inning che hanno costretto Bianchi a utilizzare tre pitcher, con la nota positiva rappresentata anche dal rientro di Doba.
Restava gara due. Ed è qui che Yamichel Perez ha costruito una delle prestazioni simbolo dell’intera stagione.
Yamichel Perez, 17 strikeout per chiudere i conti
Dopo un’annata condizionata dagli infortuni, Perez si è preso la responsabilità della partita decisiva. È rimasto sul monte per tutti e nove gli inning e ha neutralizzato l’attacco del Codogno con una delle sue migliori prestazioni da quando gioca in Italia.
Il dato impressionante sono i 17 strikeout messi a segno contro i battitori biancazzurri. Una prova che ha consegnato definitivamente il primo posto al Milano e chiuso nel modo più significativo la stagione regolare.
Il lanciatore ha poi affidato ai social il proprio messaggio ai compagni: «Dio sa che sono orgoglioso di tutti voi, sapete che vi amo molto e abbiamo raggiunto ciò che abbiamo stabilito dal primo giorno. Congratulazioni a tutti. Ma abbiamo ancora tre partite da vincere per raggiungere ciò che vogliamo».
Parole particolarmente significative per un giocatore che, soltanto sei mesi prima, aveva conquistato il campionato cubano.
Dal Kennedy alla finale promozione contro Rovigo
La festa degli ottant’anni arriva quindi mentre la stagione del Milano Baseball deve ancora vivere il proprio passaggio decisivo. Davanti c’è Rovigo e una finale che vale la promozione.
Il primo posto consente ai rossoblù di affrontare la serie con il vantaggio del campo. Ma soprattutto permette al Kennedy di tornare protagonista proprio nell’anno dell’ottantesimo anniversario.
È difficile separare le due dimensioni. Da una parte c’è la memoria di un club che attraversa generazioni di baseball milanese. Dall’altra una squadra che sta provando ad aggiungere un nuovo capitolo alla stessa storia.
La festa al Kennedy coinvolge anche il softball. I giocatori della prima squadra scenderanno infatti in campo per divertirsi insieme alle ragazze rossoblù, protagoniste a loro volta di una stagione importante.
Da neopromosse, le ragazze hanno vinto il proprio girone di A2, prima di fermarsi nei playoff contro la Castionese.
Il futuro del Milano Baseball parte dai giovani
Gli ottant’anni non rappresentano soltanto l’occasione per guardare indietro. Il settore giovanile offre infatti un’altra ragione per celebrare.
Milano è arrivato alle finali scudetto con le sue due formazioni più giovani: Under 12 baseball e Under 13 softball. Un risultato che aggiunge significato alla festa e crea un ponte ideale tra passato e futuro.
Ed è proprio guardando ai ragazzi cresciuti al Kennedy che emerge una delle storie più affascinanti legate al club.
Nicolò Pinazzi, dal Kennedy al sogno americano
Il nome è quello di Nicolò Pinazzi, partito proprio dal Kennedy e protagonista di una crescita che lo ha portato nel baseball statunitense.
Il suo percorso ha attirato anche l’attenzione del sito della Major League Baseball per una serie impressionante sul monte. Pinazzi è rimasto senza concedere punti dal 21 maggio al 4 settembre per 43 inning, indicata come la striscia più lunga registrata nelle Minor League negli ultimi dieci anni.
Per il Milano Baseball significa osservare uno dei ragazzi cresciuti nella propria casa sportiva avvicinarsi a un livello che per decenni sarebbe sembrato quasi irraggiungibile.
Non c’è ancora bisogno di anticipare il finale. La storia di Pinazzi deve continuare a essere scritta sul campo, esattamente come quella della prima squadra.
Ottant’anni di Milano Baseball e una storia ancora da scrivere
La ricorrenza arriva così in un momento particolare. Il Milano Baseball compie 80 anni, la formazione maschile ha conquistato il primo posto, quella femminile ha vinto il proprio girone da neopromossa e due squadre giovanili sono arrivate alle finali scudetto.
Il Kennedy diventa il punto nel quale queste storie si incontrano. Quelle dei campioni del passato, dei giocatori che hanno costruito il club e dei ragazzi che indossano oggi la divisa rossoblù.
E poi c’è una finale da giocare.
Il trionfo di Codogno ha chiuso una stagione regolare da ricordare, ma Yamichel Perez lo ha detto chiaramente: il Milano non considera concluso il proprio lavoro. Servono ancora tre vittorie per raggiungere l’obiettivo.
Forse è proprio questo il modo migliore per festeggiare ottant’anni: ricordare da dove si arriva, riempire ancora una volta il Kennedy e continuare a guardare avanti.





















