Il rapporto di The Urban Mobility Council fotografa l’emergenza sicurezza stradale: oltre 3.000 morti sulle strade, 20 miliardi di costo sociale e nuove tecnologie per prevenire gli incidenti.
La sicurezza stradale torna al centro della mobilità urbana
La sicurezza stradale resta una delle grandi emergenze sociali del Paese. Nel 2024, secondo il secondo Rapporto di The Urban Mobility Council, realizzato con Isfort, in Italia si sono registrati 173.364 incidenti stradali con lesioni alle persone, oltre 7.000 in più rispetto al 2023. I feriti sono stati 233.853, mentre le vittime hanno raggiunto quota 3.030, appena 9 in meno rispetto all’anno precedente.
Il dato più critico riguarda le città: il 73,2% degli incidenti e il 69,3% dei feriti si concentrano nelle aree urbane. È qui che la mobilità quotidiana mostra le sue fragilità maggiori, tra traffico, infrastrutture da ripensare, utenti vulnerabili e comportamenti rischiosi.
Il tema è stato al centro della quinta edizione del Forum 2026 di The Urban Mobility Council, think tank promosso da Unipol, dedicato a “Le strade per una mobilità sicura. Dall’impegno globale alla dimensione locale”. Il messaggio emerso è chiaro: per ridurre la mortalità sulle strade servono dati, tecnologie, prevenzione e una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese, ricerca, forze dell’ordine e cittadini.
Incidenti stradali, un costo sociale da 20 miliardi
Il rapporto stima in circa 20 miliardi di euro l’anno il costo sociale dell’incidentalità stradale in Italia. Una cifra che comprende perdite di vite umane, spese sanitarie, danni materiali, oneri assicurativi e perdita di produttività.
Ma il peso reale degli incidenti non si esaurisce nei numeri economici. Ogni sinistro grave produce conseguenze personali e familiari profonde, trasformando la sicurezza stradale in una questione di salute pubblica e qualità della vita.
Secondo il rapporto, dopo il forte miglioramento registrato tra gli anni Novanta e il primo decennio degli anni Duemila, la riduzione dell’incidentalità ha rallentato fino a stabilizzarsi. Una situazione ancora lontana dagli obiettivi europei di riduzione della mortalità previsti per il 2030 e il 2050.
Milano laboratorio per una mobilità più sicura
Le città sono oggi il punto più delicato della sicurezza stradale. Pedoni, ciclisti, motociclisti e utenti vulnerabili sono maggiormente esposti ai rischi, soprattutto in contesti urbani complessi dove convivono mezzi diversi, velocità differenti e spazi spesso insufficienti.
Milano è stata tra i contesti analizzati nelle ricerche presentate al Forum. La complessità della mobilità milanese, tra traffico privato, trasporto pubblico, ciclabilità e nuove forme di spostamento, rende il capoluogo lombardo un osservatorio rilevante per studiare come prevenire il rischio prima che diventi incidente.
Il cambio di prospettiva è centrale: non basta più intervenire dopo i sinistri. Occorre individuare in anticipo le aree pericolose, capire dove si concentrano le manovre rischiose e usare le informazioni disponibili per orientare la pianificazione urbana.
RoadSafeAI 2.0, il modello del Politecnico di Milano
Tra le novità più rilevanti presentate al Forum c’è RoadSafeAI 2.0, il modello predittivo sviluppato dal Politecnico di Milano. Il sistema utilizza dati telematici provenienti dai veicoli, informazioni sul traffico e caratteristiche della rete stradale per stimare il livello di rischio nelle diverse aree urbane.
La principale innovazione riguarda l’integrazione della variabile traffico. Il rischio non viene più rappresentato come un dato statico, ma attraverso mappe dinamiche capaci di mostrare come la pericolosità delle strade cambi nei diversi momenti della giornata e nelle differenti condizioni di circolazione.
RoadSafeAI 2.0 è stato applicato a Milano e Genova, dimostrando capacità di adattamento a città molto diverse per struttura, densità e traffico. Il modello è stato poi testato su Napoli, anche in assenza di alcuni dati telematici, riuscendo a localizzare le zone a maggiore rischio con un margine di errore contenuto.
Il MIT: il rischio dipende anche dal design urbano
Lo studio del MIT Senseable City Lab, presentato da Carlo Ratti, ha mostrato come il rischio stradale non dipenda soltanto dall’intensità del traffico. Analizzando milioni di harsh events registrati a Milano attraverso la telematica UnipolTech, la ricerca ha evidenziato che alcune strade sono sistematicamente più pericolose di altre.
Per harsh events si intendono frenate brusche, sterzate improvvise e accelerazioni anomale. Sono segnali preziosi perché permettono di osservare non solo gli incidenti avvenuti, ma anche i quasi incidenti e le manovre rischiose che non entrano nelle statistiche ufficiali.
Lo studio indica che strade più larghe e aperte possono favorire comportamenti di guida più aggressivi, mentre contesti urbani più densi e raccolti sono associati a livelli inferiori di rischio. Anche le infrastrutture ciclabili incidono: le piste fisicamente separate risultano più sicure rispetto alle corsie semplicemente tracciate.
Jean Todt e la pandemia silenziosa
La sicurezza stradale è stata richiamata anche nella sua dimensione globale. Jean Todt, Inviato Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, ha definito gli incidenti una “pandemia silenziosa”. Nel mondo, quasi due milioni di persone muoiono ogni anno sulle strade e gli incidenti rappresentano la principale causa di morte tra bambini e giovani tra i 5 e i 29 anni.
Nel corso del Forum è stata annunciata una partnership, in via di formalizzazione, tra Unipol e Jean Todt. In parallelo, è in fase di definizione anche un protocollo d’intesa tra Unipol e la Polizia Stradale, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, per promuovere iniziative congiunte di sensibilizzazione e prevenzione.
«Gli incidenti stradali continuano a rappresentare una pandemia silenziosa a livello globale. Affrontare questa crisi richiede determinazione. Sono lieto di collaborare con Unipol per richiamare maggiore attenzione su questo tema e desidero ringraziare The Urban Mobility Council per il prezioso lavoro di raccolta e analisi dei dati, fondamentale per intraprendere azioni efficaci a favore della sicurezza stradale», ha dichiarato Todt.
Dati, tecnologia e responsabilità condivisa
Per Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol, la sicurezza stradale riguarda direttamente la vita quotidiana delle persone: «Ogni giorno sulle strade italiane si verificano quasi 500 incidenti con feriti. Dietro questi numeri non c’è soltanto un problema di mobilità, ma una questione che riguarda la salute pubblica e la qualità della vita delle persone».
Anche Stefano Genovese, Head of Institutional & Public Affairs di Unipol e coordinatore di The Urban Mobility Council, ha richiamato la necessità di una risposta sistemica: «La mortalità stradale è una pandemia silenziosa mondiale, non possiamo accettare che sia considerata un effetto collaterale inevitabile della mobilità. Ma la risposta non è limitare il movimento delle persone: è governarlo con più intelligenza, più dati e più responsabilità condivise».
Il punto è proprio questo: la mobilità sicura non si costruisce con una sola misura. Servono infrastrutture intelligenti, veicoli connessi, dati utilizzati come bene collettivo, educazione, controlli, ricerca e pianificazione urbana più attenta.
Le città italiane davanti a una scelta
Il Forum 2026 di The Urban Mobility Council indica una direzione precisa: passare da una sicurezza stradale basata sulla conta degli incidenti a una prevenzione fondata su dati e capacità predittiva. Milano, coinvolta nelle analisi del Politecnico e del MIT, può diventare uno dei laboratori più importanti di questo cambiamento.
La sfida è ridurre il rischio prima che si trasformi in tragedia. Per riuscirci occorre ripensare le strade, proteggere gli utenti vulnerabili, intervenire sugli hotspot urbani e usare le tecnologie non come strumenti isolati, ma come parte di una politica pubblica più ampia.
La sicurezza stradale non è un effetto collaterale della mobilità: è una condizione essenziale per rendere le città più vivibili, accessibili e sostenibili.
