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Mentre il sole scompare lentamente dietro i palazzi, piazza Paci si riempie di giovani. La musica attira l’attenzione: dalle finestre e dai balconi molti osservano la scena. Chi passa o esce dai negozi vicini rallenta e si ferma a guardare. Il playground vibra di un’energia nuova.

Bruno Cerella e Tommy Marino guidano gli allenamenti insieme agli istruttori di Slums Dunk. Riccardo Moraschini, capitano di Cantù, insegna ai ragazzi alcuni movimenti spalle a canestro. Seguono una gara di tiri da centrocampo e la classica partita cinque contro cinque, aperta a tutti. Attorno al campo, famiglie, residenti e bambini si fermano per qualche minuto e spesso restano per tutto il pomeriggio nel campetto in Barona.

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Si respira un clima di festa e cambiamento. Questa scena assume un valore particolare per la Barona, quartiere della zona sud di Milano. Per decenni, molti hanno raccontato questa area quasi solo attraverso difficoltà e fragilità. Edilizia popolare, marginalità sociale, episodi di criminalità e insicurezza hanno segnato l’immagine del quartiere.

Nuovi progetti in Barona

Negli ultimi anni, però, la Barona ha avviato un percorso di trasformazione. Nuovi spazi pubblici, iniziative sociali e culturali, reti territoriali e progetti come quello di piazza Paci sostengono questo cambiamento. “Fare cose del genere qui vale tanto”, spiega Marco Mazzei, assessore allo Spazio pubblico del Comune di Milano. “Il quartiere sta superando una fase di fragilità soprattutto grazie all’iniziativa delle persone”.

Santo Minniti, presidente del Municipio 6, definisce il progetto “un investimento concreto sulla qualità della vita del quartiere”. Sottolinea anche l’importanza di creare spazi di aggregazione e offrire ai giovani riferimenti positivi e duraturi.

Come ricorda Mazzei, in questo periodo molte persone parlano della Barona. Anche il concerto di Marracash di qualche settimana fa ha portato il quartiere all’attenzione nazionale. Molti hanno scoperto il lavoro che associazioni, istituzioni e cittadini stanno portando avanti. Per la Barona, questo rappresenta una fase in cui le fragilità iniziano a trasformarsi in opportunità.

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Il progetto di piazza Paci nasce all’interno di questo contesto. Il campetto esisteva già, ma da tempo versava in condizioni di degrado e inutilizzo. Un patto di collaborazione tra istituzioni, enti sociali e partner privati ne ha permesso la completa riqualificazione.

Anche la scuola affacciata sul playground contribuirà alla gestione e alla cura dello spazio. Durante l’evento, molti hanno richiamato il tema della responsabilità condivisa. Tutti devono partecipare alla tutela del campetto. I promotori lo considerano un bene collettivo che richiede un impegno costante. La cura dello spazio deve proseguire oltre gli interventi urbanistici e oltre il giorno dell’inaugurazione.

“Vogliamo che questo spazio diventi un punto di riferimento per il quartiere”, ha spiegato Cerella. “È un progetto destinato a crescere e rinnovarsi nel tempo. Quando torneremo qui, vogliamo trovare un luogo vissuto, curato e ben mantenuto.

L’idea di Slums Dunk

La continuità e la concretezza di questo patto hanno convinto Slums Dunk a partecipare al progetto. Lo chiarisce senza esitazioni lo stesso Cerella. “A noi non interessa inaugurare campetti”, spiega. L’associazione evita progetti che non prevedono un impegno reale e duraturo.

Non capita spesso, infatti, che Slums Dunk collabori con realtà corporate. “Qui però esiste un vero patto sociale”, sottolinea Cerella. “Un patto che vive prima dell’evento e continua anche dopo”.

Ford Italia ha promosso e finanziato l’intervento e ha deciso di condividere questa visione. “Restituire un luogo come questo alla comunità della Barona”, commenta l’amministratore delegato Marco Buraglio, “significa invitare le persone a riappropriarsi degli spazi urbani e a prendersene cura”.

Per Slums Dunk, in piazza Paci come in altri contesti, il playground e il basket rappresentano soprattutto strumenti di inclusione e crescita educativa. Il basket costituisce un mezzo, non un obiettivo finale.

“In un momento storico in cui costruire un ponte è più difficile che lanciare una bomba”, spiega Cerella, “noi proviamo ad accorciare le distanze culturali attraverso una palla”.

Progetti futuri

Cerella e Marino hanno fondato l’associazione nel 2011. Da quindici anni portano avanti progetti che seguono questa stessa direzione.

Le prime iniziative sono nate molto lontano da Milano. Il primo intervento ha coinvolto Mathare, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi, in Kenya. Successivamente sono arrivati progetti in Zambia, Cambogia e Argentina.

Ora l’associazione prepara il suo arrivo anche ad Atene, in Grecia, dove iniziative di questo tipo trovano terreno fertile.

L’intero percorso segue una missione precisa. Slums Dunk usa il basket per creare relazioni, promuovere attività educative e sviluppare nuovi spazi di aggregazione.

Ringrazio Moltissimo Ford e Slums punk per l’invito ed il piacevolissimo pomeriggio giocato tra ragazzi e passione per lo sport.