Esattamente quarantacinque anni fa, l’11 ottobre del 1981, Riccardo Ferri giocava la sua prima partita con l’Inter in un Inter-Cesena, entrando in campo al posto di Pasinato. Un esordio che segnò l’inizio di una straordinaria avventura per quella che sarebbe diventata una delle figure più rappresentative della storia nerazzurra milanese.
Riccardo arriva da Castelnuovo, non troppo lontano da Crema, pienissima provincia padana. La sua strada verso l’Inter iniziò in minibus, durante i tragitti verso gli allenamenti. Su quello stesso autobus conobbe Giuseppe Bergomi: da quella prima presentazione sarebbero diventati fratelli e due leggende interiste.
Dalla panchina al dominio della difesa
Dopo un paio di stagioni in panchina, Ferri divenne titolare e lo rimase per più di un decennio. La sua affermazione coincise con un’epoca d’oro per il club: colonna dell’Inter e della Nazionale, fu eroe dello scudetto 1989, quando dovette marcare avversari come Van Basten, Careca e Vialli. Non era ancora il tempo della costruzione dal basso: si marcava a uomo, e Ferri era sempre puntuale nell’anticipo e sapeva farsi valere nonostante non fosse un gigante per il ruolo, poco sopra il metro e ottanta.
Una carriera leggendaria conclusa a San Siro
In totale furono tredici le stagioni all’Inter, con due Coppe Uefa e lo Scudetto dei Record. Di quell’Inter Ricky era uno dei leader carismatici, e ancora oggi, trentadue anni dopo l’ultima partita, incarna il senso di appartenenza al nerazzurro nel ruolo di Club Manager. L’addio fu commovente, l’ultima delle quattrocentodiciotto partite in maglia nerazzurra, contro il Salisburgo, finale di Coppa Uefa. Un capitolo concluso a San Siro, lo stadio che dal ragazzo della provincia cremasca diventò il suo regno per oltre tre decenni.
Fonte: Inter.it
















