Mercoledì 21 ottobre a San Siro non sarà una partita come le altre. Lo Shakhtar Donetsk gioca con l’orgoglio e il sostegno di un popolo martoriato dalla guerra, e il calcio diventa il palcoscenico di storie che vanno ben oltre il risultato finale contro l’Inter.
Dodici anni senza una vera casa
Lo Shakhtar ha perso la propria casa nel 2014, la Donbas Arena, la città e il centro di allenamento, ed è senza casa da 12 anni. Come racconta il dirigente Darijo Srna, la guerra è iniziata nel 2014 a Donetsk, e i club ucraini sono grati all’Italia per il sostegno.
Il viaggio della squadra ucraina nel 2026/27 è straordinario: lo Shakhtar è imbattuto nella Champions dopo aver battuto l’AEK Atene 3-1 a Londra, alla loro casa temporanea di Stamford Bridge, e San Siro rappresenta un’ulteriore tappa del loro cammino attraverso gli stadi europei, dove vengono ospitati dalle città con le più grandi comunità ucraine.
Il calcio come resistenza
La Champions è il palcoscenico, ma per lo Shakhtar il calcio ha un significato che supera risultati e classifiche. I giocatori della squadra rappresentano una generazione cresciuta con la guerra, e ogni partita diventa un modo di raccontare la propria storia al mondo.
Dal punto di vista tecnico, lo Shakhtar arriva a San Siro in buona forma, in testa alla classifica interna dell’Ucraina come campioni difendenti. Per l’Inter, che ospita gli ucraini a San Siro e questa volta è obbligata a vincere dopo due sconfitte di fila in Europa, la sfida rappresenta un momento cruciale.
Nella storia, l’Inter è completamente imbattuta in sette precedenti incontri europei contro lo Shakhtar con 3 vittorie e 4 pareggi, ma giovedì sera il significato della partita travalica le statistiche. Il calcio d’inizio è fissato alle 21:00, e San Siro ospiterà un racconto di perseveranza umana.
Fonti: la Repubblica, ilpost.it, calciomercato.com, sport.virgilio.it, inter.it
















