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Influencer vietati allo stadio, la Dynamo Dresda apre un nuovo fronte nel calcio

Influencer vietati allo stadio

Il club tedesco limita vlog e contenuti commerciali dagli spalti. Una scelta che riaccende il dibattito sul rapporto tra tifosi, smartphone e creator e che potrebbe interessare anche realtà come Milano e San Siro

Il calcio europeo si interroga sul ruolo degli influencer allo stadio. E questa volta la discussione non nasce da un video diventato virale o dalle proteste dei tifosi sui social. A prendere posizione è direttamente un club professionistico. La Dynamo Dresda ha deciso di contrastare vlog, riprese e contenuti realizzati all’interno dello stadio con finalità commerciali, richiamando in maniera esplicita le norme del proprio impianto.

Non si tratta, però, di un divieto assoluto di utilizzare lo smartphone. Fotografie personali e brevi filmati destinati a un utilizzo privato restano consentiti. Il bersaglio della misura sono influencer, content creator, vlogger e streamer che trasformano la propria presenza allo stadio in un prodotto destinato alla monetizzazione.

La vicenda può sembrare circoscritta alla Germania, ma solleva una questione molto più ampia. Vale soprattutto per città come Milano, dove San Siro rappresenta non soltanto uno stadio, ma anche uno dei luoghi calcistici europei con maggiore esposizione mediatica e social.

La Dynamo Dresda contro i vlog commerciali allo stadio

La posizione della Dynamo Dresda nasce da un principio già presente nel regolamento dello stadio. La permanenza nell’impianto con l’obiettivo di effettuare una copertura mediatica dell’evento richiede il consenso del club.

La documentazione ufficiale stabilisce inoltre che immagini, audio, dati e contenuti relativi alla partita possono essere acquisiti liberamente quando destinati esclusivamente a un uso privato e non commerciale. Qualsiasi utilizzo commerciale necessita invece dell’autorizzazione scritta della società.

La Dynamo ha deciso adesso di rendere questo principio particolarmente esplicito nei confronti del mondo dei creator.

Il tema riguarda soprattutto quei contenuti nei quali la partita diventa parte di un prodotto editoriale destinato a YouTube, TikTok, Instagram o altre piattaforme e capace di generare ricavi attraverso pubblicità, sponsorizzazioni e visualizzazioni.

La differenza fondamentale, quindi, non è tra chi filma e chi non filma. È tra uso personale e sfruttamento commerciale delle immagini.

Perché il club tedesco ha deciso di intervenire

Le motivazioni sono principalmente due.

La prima riguarda i diritti televisivi e commerciali. Le immagini di una partita professionistica hanno un valore economico e vengono cedute attraverso contratti specifici. Secondo la Dynamo Dresda, consentire liberamente la produzione di contenuti monetizzati all’interno dell’impianto significherebbe permettere a soggetti terzi di sfruttare commercialmente un evento senza che il club riceva alcun beneficio.

C’è però una seconda motivazione, probabilmente ancora più interessante dal punto di vista culturale.

Il club sostiene di voler tutelare l’esperienza dei normali spettatori. Non tutti vogliono trascorrere una partita accanto a persone impegnate continuamente a parlare davanti a uno smartphone, registrare reazioni o riprendere ciò che accade sugli spalti.

Da qui il richiamo a rispetto reciproco e attenzione nei confronti degli altri tifosi.

La Dynamo ha dedicato particolare attenzione ai settori K1-K5, cuore del tifo organizzato, invitando chi utilizza telefoni e telecamere a comportarsi con sensibilità e responsabilità.

Foto e video personali restano consentiti

Questo punto è essenziale per comprendere la portata della decisione. La Dynamo Dresda non ha vietato gli smartphone allo stadio.

Un tifoso può continuare a fotografare il campo, registrare un breve video, immortalare il proprio ingresso nell’impianto o conservare un ricordo della partita.

Il limite arriva quando la registrazione assume caratteristiche professionali o commerciali.

Il regolamento ufficiale distingue infatti l’utilizzo privato dalla produzione destinata alla diffusione commerciale. Una differenza che potrebbe diventare sempre più importante nel calcio moderno, perché il confine tra semplice spettatore e produttore di contenuti è diventato estremamente sottile.

Uno smartphone consente ormai di realizzare un video, montarlo e distribuirlo davanti a centinaia di migliaia di persone in pochi minuti.

E un contenuto apparentemente amatoriale può generare introiti considerevoli.

Il precedente che interessa anche Milano

Il dibattito assume inevitabilmente interesse anche osservandolo da Milano.

San Siro è uno degli stadi più fotografati e condivisi sui social in Europa e Milan e Inter lavorano da anni sulla trasformazione della partita in un’esperienza capace di andare oltre i novanta minuti.

Hospitality, attività commerciali, sponsor, contenuti digitali e creator fanno ormai parte dell’ecosistema che circonda una grande partita.

Proprio questo modello ha però prodotto occasionalmente frizioni con la componente più tradizionale del tifo.

Il Corriere dello Sport richiama, per esempio, le polemiche nate in occasione di Milan-Cagliari, quando alcuni contenuti pubblicati da influencer presenti nelle aree hospitality e a bordocampo avevano provocato reazioni negative tra sostenitori rossoneri delusi dal risultato sportivo.

Il problema non è necessariamente la presenza degli influencer. La questione riguarda il modo nel quale il contenuto social entra in relazione con l’identità e l’emotività del tifoso.

Per un creator una partita può rappresentare un evento, una collaborazione commerciale o un’occasione per produrre contenuti. Per chi segue una squadra da decenni può invece rappresentare qualcosa di profondamente diverso.

Influencer e calcio, un rapporto sempre più stretto

Sarebbe comunque semplicistico trasformare la decisione della Dynamo Dresda in una battaglia tra calcio tradizionale e social network.

I club hanno bisogno delle piattaforme digitali.

Instagram, TikTok, YouTube e gli altri canali rappresentano strumenti fondamentali per raggiungere le generazioni più giovani e costruire una dimensione internazionale del marchio.

Gli influencer sono diventati parte di questa strategia. Ricevono prodotti, partecipano alle presentazioni delle nuove maglie, vengono invitati negli stadi e raccontano l’esperienza ai propri follower.

Dal punto di vista delle società, il vantaggio è evidente: raggiungere pubblici differenti rispetto a quelli intercettati dai media tradizionali.

Anche sponsor e aziende tecniche utilizzano lo stesso sistema. Una maglia inviata a un creator può ottenere milioni di visualizzazioni senza acquistare una tradizionale campagna pubblicitaria.

La Dynamo Dresda, quindi, non sta dichiarando guerra alla comunicazione digitale. Sta ponendo una domanda differente: chi può trasformare economicamente l’esperienza dello stadio in un contenuto commerciale?

Il nodo dei diritti sulle immagini

È probabilmente questo l’aspetto destinato ad avere le conseguenze maggiori.

Nel calcio professionistico i diritti audiovisivi costituiscono una delle principali fonti di ricavo. Emittenti e piattaforme investono somme molto elevate per trasmettere le partite e utilizzare determinate immagini.

Parallelamente, però, migliaia di spettatori entrano ogni settimana negli stadi con dispositivi capaci di registrare video in alta definizione e distribuirli immediatamente in rete.

La crescita della creator economy rende il confine ancora più complesso.

Un tifoso con 200 follower che registra l’ingresso delle squadre in campo difficilmente può essere assimilato a un’attività commerciale. Un creator con milioni di follower, sponsor e un canale monetizzato rappresenta invece un vero soggetto editoriale ed economico.

È proprio questa distinzione che il caso tedesco porta al centro del dibattito.

Una possibile strada anche per gli altri club europei

La scelta della Dynamo Dresda sarà osservata con attenzione.

Non è detto che altri club decidano di adottare misure identiche. Le grandi società internazionali hanno spesso un rapporto molto stretto con creator e influencer e utilizzano consapevolmente la loro capacità di amplificare un evento.

Potrebbe però svilupparsi un modello differente: creator autorizzati, aree dedicate, regole precise e una distinzione più chiara tra contenuti personali e commerciali.

Una soluzione che permetterebbe ai club di conservare i vantaggi della comunicazione social senza compromettere i diritti audiovisivi e l’esperienza degli spettatori.

Per Milano sarebbe un tema particolarmente interessante. Milan e Inter rappresentano marchi globali e San Siro è contemporaneamente stadio, attrazione turistica e gigantesco palcoscenico digitale.

La sfida dei prossimi anni potrebbe quindi non essere quella di eliminare gli influencer dagli stadi, ma di stabilire nuove regole per una figura che fino a pochi anni fa semplicemente non esisteva.

La Dynamo Dresda ha aperto il fronte. Adesso sarà interessante capire quanti club europei decideranno di seguirla.