Mentre il Tar Lombardia esamina i ricorsi sulla vendita del Meazza, nell’area dello stadio vengono abbattuti i primi servizi. Recintato anche il Parco dei Capitani per attività di bonifica.
La partita su San Siro continua su due tavoli diversi, ma sempre più vicini. Da una parte le aule del Tar Lombardia, dove sono stati discussi i ricorsi contro la vendita del Meazza e il progetto del nuovo stadio. Dall’altra il quartiere, dove iniziano a comparire segnali concreti di trasformazione: è stata demolita la biglietteria sud, una delle strutture di servizio dell’impianto, mentre il vicino Parco dei Capitani è stato recintato per lavori di bonifica.
Non si tratta ancora dell’avvio del cantiere del nuovo stadio, né di un intervento sul corpo principale del Meazza. Ma l’abbattimento della biglietteria rappresenta comunque un passaggio significativo in una zona che, negli ultimi anni, è rimasta bloccata tra progetti, annunci, dibattiti politici e ricorsi amministrativi.
La biglietteria sud non c’è più
La struttura abbattuta si trovava sul lato sud dello stadio e faceva parte del sistema di servizi utilizzati nei giorni delle partite e dei grandi eventi. Un edificio secondario rispetto alla scala monumentale del Meazza, ma collocato in un punto simbolico: quello di un quartiere che si prepara a cambiare volto.
Il tema non riguarda soltanto l’edificio in sé. La demolizione arriva infatti mentre il futuro dell’area resta al centro di un confronto acceso tra Comune di Milano, Inter, Milan, residenti, associazioni e comitati.
I sostenitori del progetto vedono nella trasformazione di San Siro l’occasione per superare i limiti di un impianto storico ma sempre più complesso da gestire. I contrari, invece, temono che la costruzione del nuovo stadio possa tradursi in un grande intervento immobiliare, con conseguenze sulla vivibilità del quartiere, sul verde e sulla memoria architettonica del Meazza.
L’udienza al Tar sui ricorsi contro la vendita
Nelle stesse ore della demolizione, il Tar Lombardia ha esaminato i cinque ricorsi pendenti sull’operazione San Siro. Al centro delle contestazioni ci sono la vendita del Meazza e delle aree circostanti a Inter e Milan, le modalità con cui Palazzo Marino ha approvato l’operazione e il tema dell’interesse pubblico.
L’udienza è durata circa due ore e non si è chiusa con una decisione immediata. I giudici dovranno ora valutare le posizioni delle parti e gli elementi presentati dai ricorrenti, dal Comune e dai club.
Tra i ricorsi c’è anche quello presentato dal consigliere comunale Enrico Fedrighini, che contesta le modalità con cui si è svolta la seduta del Consiglio comunale dedicata alla vendita dell’impianto. Secondo Fedrighini, il procedimento avrebbe limitato l’esercizio delle funzioni istituzionali dei consiglieri.
Le difese hanno invece sostenuto la correttezza dell’iter seguito dall’amministrazione, richiamando anche l’avviso pubblico pubblicato prima della cessione. Proprio su questo punto si concentra una delle critiche dei comitati: secondo i ricorrenti, un avviso pubblico non sarebbe assimilabile a un bando aperto in grado di raccogliere proposte alternative.
Le proteste dei comitati
La demolizione della biglietteria sud è stata contestata dalle associazioni contrarie al progetto. I comitati hanno denunciato la mancanza, nell’area, di indicazioni visibili sulle procedure autorizzative, sull’appalto e sull’impresa incaricata dell’intervento.
Si tratta di rilievi avanzati dai ricorrenti, sui quali non sono arrivate al momento precisazioni pubbliche da parte del Comune o dei club. La protesta, tuttavia, va oltre l’episodio specifico e investe l’intero percorso che porterà alla trasformazione di San Siro.
«Un segnale di debolezza», è la definizione utilizzata dagli oppositori dell’operazione. Per loro, il fatto che si proceda con i primi interventi nel comparto mentre il Tar deve ancora pronunciarsi sul merito dei ricorsi rappresenta un messaggio politico prima ancora che amministrativo.
Il Parco dei Capitani chiuso per bonifica
A pochi metri dal Meazza, anche il Parco dei Capitani è stato recintato. L’area verde risulta chiusa per consentire attività di bonifica, un passaggio tecnico che rientra nelle verifiche ambientali previste per il quadrante di San Siro.
La chiusura ha alimentato nuove preoccupazioni tra residenti e associazioni. Il parco è infatti uno degli spazi più frequentati del quartiere e la sua sottrazione temporanea all’uso pubblico viene letta dai comitati come un ulteriore indizio della progressiva trasformazione dell’area.
Il tema ambientale resta uno dei più delicati nell’intero progetto. Bonifiche, mobilità, consumo di suolo, sostenibilità e rapporto tra nuovo sviluppo urbanistico e quartiere esistente saranno nodi centrali nei prossimi passaggi amministrativi.
Il futuro del Meazza resta aperto
La demolizione della biglietteria non anticipa, almeno sul piano formale, l’abbattimento del Meazza. Lo storico stadio dovrebbe infatti restare in funzione fino alla realizzazione del nuovo impianto, con Inter e Milan impegnate a giocare ancora a San Siro durante la fase di costruzione.
Solo dopo l’apertura del nuovo stadio potrà partire la rifunzionalizzazione dell’attuale struttura, che secondo il progetto dovrebbe conservarne una parte. È proprio questo uno dei punti più discussi: per alcuni si tratta di un compromesso tra tutela e innovazione, per altri di una riduzione insufficiente di un edificio che rappresenta uno dei simboli sportivi e urbani di Milano.
Per ora, il Meazza resta al suo posto. Ma la demolizione della biglietteria sud racconta che il cambiamento non è più soltanto nei documenti, nei rendering o nei dibattiti politici. San Siro entra in una fase in cui ogni cantiere, ogni recinzione e ogni intervento diventeranno parte di una discussione destinata ad accompagnare Milano ancora a lungo.

