Dai trionfi del Gonzaga e della Mediolanum agli anni lontano dai vertici, fino alla nuova era di Allianz Milano e Vero Volley: il capoluogo lombardo ha vissuto la pallavolo senza mezze misure.
Milano e la pallavolo hanno sempre avuto una relazione particolare. Intensa, prestigiosa, ma raramente lineare. Ci sono stati anni nei quali la città sedeva al tavolo delle grandi d’Europa, altri nei quali sembrava quasi scomparsa dalla geografia del volley italiano che conta.
È questa discontinuità, forse, a rendere così interessante la storia del volley a Milano. Perché il capoluogo lombardo non ha costruito una dinastia paragonabile a quelle di Modena o Treviso. Non ha nemmeno mantenuto per decenni la stessa identità societaria. Ha invece conosciuto grandi investimenti, campioni, trofei internazionali, crisi e ripartenze.
Eppure la pallavolo è sempre tornata.
Oggi l’Allianz Cloud è diventato uno dei luoghi simbolo di questa nuova stagione. Il maschile di Allianz Milano compete stabilmente in SuperLega. Il femminile di Vero Volley porta il nome della città ai massimi livelli italiani ed europei. L’Unipol Forum viene utilizzato per gli appuntamenti capaci di richiamare migliaia di spettatori.
Per capire quanto sia importante questa fase, però, bisogna tornare indietro. Molto indietro.
Le radici del volley milanese e il Gonzaga
Una parte fondamentale della storia della pallavolo milanese porta il nome del Gonzaga. Il progetto nasce nell’ambiente dell’Istituto Gonzaga e diventa nel tempo una delle realtà più significative del movimento cittadino.
Milano costruisce così una propria scuola pallavolistica, formando giocatori e creando una cultura tecnica destinata a lasciare un segno ben oltre i confini della città.
Il salto di qualità arriva negli anni Ottanta. Il Gonzaga entra stabilmente nella pallavolo nazionale e nel 1987 conquista la Coppa CEV, mettendo Milano sulla mappa internazionale. È un risultato importante, ma non basta a garantire stabilità.
La stagione successiva porta infatti la retrocessione dalla Serie A1. È uno dei primi esempi di quella dinamica destinata a ripetersi nella storia milanese: raggiungere il vertice, perderlo e cercare immediatamente una strada per tornarci.
L’era Mediolanum e una Milano che vuole vincere
Il grande salto arriva tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Sono gli anni della Polisportiva Mediolanum e del progetto sportivo legato a Silvio Berlusconi.
Milano prova a costruire una potenza polisportiva. Calcio, rugby, hockey e pallavolo entrano in una visione nella quale il nome della città deve essere associato alla vittoria.
Nel volley il progetto Gonzaga torna in Serie A1 nella stagione 1989/90 con il nome Mediolanum Milano. È l’inizio di una fase completamente diversa.
Passano da Milano giocatori di altissimo livello. Andrea Zorzi e Claudio Galli sono alcuni dei nomi associati a quella stagione irripetibile, mentre il movimento cittadino diventa un riferimento anche nella formazione dei talenti.
Il risultato più importante arriva a livello internazionale. Milano conquista il Campionato mondiale per club nel 1990, entrando nella storia della pallavolo mondiale. Non sarà un episodio isolato.
Misura Milano e gli anni d’oro in Europa
All’inizio degli anni Novanta cambia il nome, ma non l’ambizione. Con la denominazione Misura Milano, la squadra continua a frequentare i grandi palcoscenici.
Nel 1992 arriva un altro Campionato mondiale per club, conquistato superando la Sisley Treviso. L’anno successivo Milano vince anche la Coppa delle Coppe, battendo l’AS Cannes.
Sono stagioni nelle quali la città può realmente considerarsi una delle capitali europee della pallavolo.
Anche in campionato Milano arriva vicinissima al bersaglio più desiderato. Disputa finali scudetto, combatte contro le grandi potenze del periodo e costruisce squadre capaci di confrontarsi con chiunque.
Eppure manca qualcosa.
Lo scudetto maschile non arriva.
È probabilmente il grande paradosso di quella Milano. Una squadra capace di diventare campione del mondo per club, vincere in Europa e giocare finali nazionali non riesce a conquistare il campionato italiano.
Una mancanza che ancora oggi rende quella storia affascinante e, allo stesso tempo, incompiuta.
Il grande vuoto dopo gli anni Novanta
A metà degli anni Novanta il ciclo si interrompe. Nel 1995 il titolo sportivo viene ceduto e il Gonzaga riparte dalle categorie inferiori.
Per una città abituata poco prima a sfidare le migliori squadre del mondo, il ridimensionamento è netto.
Qui emerge uno dei problemi storici dello sport milanese fuori dal calcio. Milano può offrire sponsor, pubblico potenziale e visibilità, ma trasformare tutto questo in continuità societaria non è mai stato automatico.
Basket, hockey, rugby e pallavolo hanno vissuto, in epoche differenti, momenti simili. Il mercato milanese offre enormi opportunità, ma presenta anche una concorrenza feroce per attenzione, sponsor e pubblico.
Il volley perde così quella centralità conquistata negli anni precedenti.
Non scompare la pallavolo di base. Non scompaiono le società, le palestre, i settori giovanili e gli appassionati. A mancare è soprattutto una squadra maschile stabilmente riconoscibile ai massimi livelli come espressione della città.
Powervolley e la ricostruzione dal basso
La nuova storia comincia nel 2010 con il progetto Powervolley.
Non nasce immediatamente come una corazzata. Il percorso è graduale e passa attraverso categorie, acquisizioni di titoli sportivi e cambiamenti organizzativi. Nel 2013 il club acquisisce il titolo dei Lupi Santa Croce e debutta in Serie A2. L’anno successivo arriva l’accesso alla neonata SuperLega.
Milano è nuovamente nel massimo campionato.
Ma esserci non significa ancora essere davvero tornati.
Per alcune stagioni Powervolley deve infatti convivere con un problema significativo: rappresentare Milano senza giocare stabilmente nel cuore di Milano. La squadra disputa le proprie partite anche a Castellanza e Busto Arsizio.
Il passaggio decisivo arriva nel 2019 con l’approdo all’Allianz Cloud, lo storico Palalido completamente rinnovato.
Da quel momento città, squadra e impianto tornano finalmente a coincidere.
È un passaggio che vale quasi quanto un risultato sportivo. Una squadra può chiamarsi Milano, ma per costruire appartenenza ha bisogno di essere vissuta dai milanesi. Servono una casa, abitudini, pubblico e memoria condivisa.
La Challenge Cup riporta Milano sul tetto d’Europa
La crescita sportiva segue quella societaria.
Dopo le prime qualificazioni ai playoff e il lavoro sviluppato anche durante il ciclo di Andrea Giani, con Roberto Piazza in panchina Allianz Milano compie un ulteriore salto.
Il 24 marzo 2021 arriva il primo trofeo della storia di Powervolley: la CEV Challenge Cup. Milano supera in finale lo Ziraat Bankasi Ankara e torna a vincere una coppa europea molti anni dopo l’epoca d’oro del Gonzaga.
Non è soltanto un trofeo.
È il collegamento tra due epoche che sembravano lontanissime.
La Milano di Zorzi, Galli e delle notti internazionali degli anni Novanta trova finalmente un’erede. Non dal punto di vista societario, perché parliamo di realtà differenti, ma dal punto di vista sportivo e cittadino.
Nel frattempo Allianz Milano cresce anche in Italia. Arrivano le semifinali playoff, il terzo posto del 2024 e la prima storica partecipazione alla Champions League. Milano non è più soltanto una squadra interessante: diventa una presenza stabile nella parte alta della SuperLega.
Per approfondire questa fase, su MilanoSportiva è possibile ripercorrere la storia e l’ascesa della Powervolley Milano.
Il 2026 e una seconda coppa che cambia prospettiva
Cinque anni dopo il primo successo europeo, Milano completa un altro passaggio simbolico.
Il 1° aprile 2026 Allianz Milano conquista la seconda Challenge Cup, questa volta davanti al proprio pubblico all’Allianz Cloud.
La differenza rispetto al 2021 è importante. Il primo successo aveva certificato la crescita di un progetto. Il secondo dimostra che quella vittoria non era stata un episodio.
Milano ha ormai costruito una propria continuità europea.
Il ciclo di Roberto Piazza si chiude dopo sette stagioni con due Challenge Cup, due semifinali playoff e tre Final Four consecutive di Coppa Italia. Dal 2026/27 la panchina passa a Guillermo Falasca, chiamato ad aprire una fase nuova senza disperdere quanto costruito.
La storia completa del club è disponibile anche sul sito ufficiale di Powervolley Milano.
Anche il volley femminile sceglie Milano
Nel frattempo succede qualcosa di altrettanto significativo nel settore femminile.
Il progetto Vero Volley, nato e cresciuto nell’area di Monza, porta progressivamente la propria prima squadra femminile verso un’identità sempre più legata a Milano.
Il nome della città entra nella denominazione della squadra e l’Allianz Cloud diventa una delle sue case principali. Per gli appuntamenti di maggiore richiamo entra in gioco anche l’Unipol Forum di Assago.
Qui il salto non riguarda soltanto i risultati.
Milano torna ad avere due progetti di vertice, uno maschile e uno femminile, capaci di portare sul territorio campioni internazionali e competizioni europee.
La presenza di giocatrici come Paola Egonu aumenta ulteriormente la capacità del volley di uscire dal proprio pubblico tradizionale e conquistare uno spazio nella narrazione sportiva cittadina.
I numeri dell’Allianz Cloud e dell’Unipol Forum confermano questa evoluzione. Nella stagione 2025/26 il palazzetto milanese ha registrato diversi sold-out per le grandi sfide femminili, mentre al Forum la partita tra Milano e Novara ha raggiunto 12.667 spettatori.
Sono numeri che, qualche decennio prima, sarebbero stati difficili da immaginare per una partita di campionato femminile.
L’Allianz Cloud come simbolo della rinascita
C’è un luogo che più di altri racconta la trasformazione: l’ex Palalido.
Oggi l’Allianz Cloud è diventato la casa della pallavolo milanese. Ospita il grande volley maschile, quello femminile e appuntamenti internazionali.
È quasi un punto di ricongiungimento tra passato e presente.
Milano aveva avuto grandi squadre ma non sempre era riuscita a trasformarle in un patrimonio stabile della città. Adesso la sfida appare differente: costruire una cultura pallavolistica che possa sopravvivere ai singoli sponsor, agli allenatori e alle generazioni di giocatori.
Perché la vera differenza tra una grande squadra e una grande piazza sta proprio qui.
Milano e il volley, finalmente una storia continua?
La storia suggerisce prudenza. Milano ha già vissuto momenti nei quali sembrava destinata a restare per sempre ai vertici, salvo poi perdere improvvisamente protagonisti e strutture.
Questa volta, però, alcuni elementi sono differenti.
Esistono due realtà di altissimo livello, un impianto cittadino riconoscibile, un’arena metropolitana come il Forum per gli eventi più grandi e un pubblico che ha dimostrato di rispondere.
Inoltre Milano continua a essere scelta per i grandi appuntamenti internazionali. Le fasi decisive degli Europei 2026 rappresentano un’ulteriore conferma della centralità acquisita dalla città e dalla sua area metropolitana.
La pallavolo milanese è quindi tornata al punto dal quale era partita molti anni fa: tra le grandi.
Ma lo ha fatto percorrendo una strada completamente diversa.
Prima il Gonzaga, poi Mediolanum e Misura. Quindi il vuoto, la lenta ricostruzione di Powervolley e l’arrivo di Vero Volley. Nomi e società cambiano, mentre Milano continua ciclicamente a ritrovare una rete, un pallone e un pubblico.
Forse è proprio questo il tratto più autentico della sua storia.
Milano non è stata la città della continuità pallavolistica. È stata piuttosto la città delle rinascite.
Ha vinto nel mondo, è sparita dai grandi palcoscenici, è tornata in Europa e oggi riempie nuovamente i palazzetti.
La prossima sfida è probabilmente la più difficile: non dover ricominciare ancora una volta da capo.





















