Le due ruote a motore superano per la prima volta quota 200 mila: sono 140 ogni mille abitanti. Milano ha meno auto delle altre grandi città italiane, ma cresce il peso di scooter e motocicli negli spostamenti privati.
Milano continua a trasformare il proprio modo di muoversi. Non soltanto metropolitane, tram, biciclette e mobilità condivisa: nelle strade cittadine aumenta in maniera significativa anche il peso delle due ruote a motore. I dati sul parco circolante relativi al 2025 certificano infatti il superamento di una soglia mai raggiunta prima: nel capoluogo lombardo risultano registrati oltre 200 mila tra moto, motorini e scooter.
Un numero che cambia anche la tradizionale rappresentazione della mobilità milanese. La città continua ad avere molte meno automobili per abitante rispetto alle altre grandi metropoli italiane, ma questo non significa necessariamente che il trasporto privato stia perdendo terreno. Sta piuttosto cambiando forma.
La crescita di moto e scooter suggerisce infatti un progressivo spostamento verso mezzi più compatti, agili e adatti a una città nella quale entrare e parcheggiare con l’automobile è diventato sempre più complesso.
A Milano 140 moto e scooter ogni mille abitanti
Il dato più significativo riguarda il rapporto con la popolazione. A Milano si contano ormai 140 moto e scooter ogni mille abitanti, contro una media italiana di circa 131.
Il confronto con le altre grandi città è particolarmente interessante. Milano ha superato Napoli, ferma a circa 124 motocicli ogni mille residenti, e si è portata sostanzialmente sugli stessi livelli di Roma, dove il rapporto è di circa 144 ogni mille abitanti.
Una situazione che può sorprendere chi associa tradizionalmente l’utilizzo quotidiano dello scooter soprattutto alle città del Centro e del Sud Italia. La realtà raccontata dai numeri è diversa: le due ruote sono ormai diventate una componente strutturale della mobilità milanese.
Il fenomeno appare ancora più evidente considerando il numero complessivo dei mezzi registrati. Nel 2025 il parco circolante cittadino ha raggiunto 1.008.535 veicoli, comprendendo automobili, motocicli, autobus, camion e furgoni. In pratica, circa un mezzo ogni cinque appartiene ormai al mondo delle due ruote motorizzate.
Dal 2007 quasi 64 mila motocicli in più
La crescita non nasce improvvisamente. È il risultato di una trasformazione iniziata da tempo e accelerata negli ultimi anni.
Nel 2007 a Milano risultavano registrati poco meno di 136 mila motocicli. Rispetto ad allora l’incremento è quindi nell’ordine delle 64 mila unità.
Il passaggio più interessante riguarda però gli anni successivi alla pandemia. In questa fase il saldo tra nuovi acquisti e mezzi dismessi si è mantenuto fortemente positivo, con circa 5-6 mila motocicli aggiuntivi ogni anno.
Sia nel 2024 sia nel 2025 sono stati acquistati dai milanesi oltre 12 mila nuovi motorini e scooter, livelli che non venivano raggiunti da almeno quindici anni.
Nello stesso arco temporale sono state rottamate circa 63 mila moto, mentre quelle acquistate sono state circa 133 mila. La differenza permette di comprendere quanto profondamente sia cambiato il parco veicoli cittadino.
Milano ha meno di 500 auto ogni mille abitanti
Il boom delle due ruote assume un significato ancora maggiore se confrontato con quanto sta accadendo sul fronte automobilistico.
Milano resta infatti un’anomalia nel panorama delle grandi città italiane. Nel capoluogo lombardo si registrano 497 automobili ogni mille abitanti, un livello nettamente inferiore rispetto a quello delle altre principali metropoli.
A Roma si arriva a circa 677 vetture ogni mille abitanti, a Napoli a 588 e a Torino addirittura a 748.
La differenza mostra come Milano abbia progressivamente ridimensionato il ruolo dell’automobile privata. Il trend del tasso di motorizzazione automobilistica è in diminuzione da circa vent’anni, anche se gli ultimi dati hanno mostrato una lieve risalita.
La questione centrale, tuttavia, è un’altra: meno automobili non significa automaticamente meno mobilità privata.
Una parte degli spostamenti che in passato avrebbe potuto essere effettuata in automobile viene oggi assorbita da scooter e motociclette. La trasformazione del parco circolante milanese sembra quindi andare verso veicoli individuali più piccoli e flessibili.
Un’evoluzione che si inserisce nel più ampio dibattito sulla mobilità sostenibile e sul futuro degli spostamenti urbani, tema sempre più centrale anche per MilanoSportiva.
Perché scooter e moto conquistano Milano
Le ragioni della crescita sono numerose. La prima è probabilmente la più semplice: muoversi in scooter a Milano può risultare più rapido e pratico rispetto all’automobile, soprattutto per gli spostamenti quotidiani di breve e media distanza.
Tra traffico, disponibilità limitata di parcheggi e progressiva regolamentazione della sosta, l’utilizzo dell’auto comporta costi economici e tempi che possono rendere più appetibile una due ruote.
C’è poi un elemento particolarmente rilevante per chi deve raggiungere il centro: moto e ciclomotori possono accedere ad Area C senza pagare il ticket di ingresso. Un vantaggio non trascurabile per lavoratori e professionisti che attraversano frequentemente la Cerchia dei Bastioni.
Per conoscere nel dettaglio regole, deroghe e limitazioni resta utile consultare la pagina ufficiale di Area C del Comune di Milano.
Anche le condizioni climatiche possono avere favorito questa evoluzione. Inverni generalmente meno rigidi rendono più semplice utilizzare moto e scooter per un periodo dell’anno più lungo rispetto al passato, riducendo uno degli ostacoli tradizionalmente associati alle due ruote nel Nord Italia.
Le due ruote non dominano però gli spostamenti urbani
Il superamento dei 200 mila motocicli non deve però portare a una conclusione sbagliata: Milano non è diventata una città che si muove prevalentemente in scooter.
La fotografia degli spostamenti quotidiani rimane molto più articolata. Le analisi sulla mobilità urbana indicano che l’automobile rappresenta circa il 31% degli spostamenti interni, mentre il trasporto pubblico si colloca intorno al 29%.
Una quota ancora maggiore, complessivamente circa il 35%, riguarda gli spostamenti effettuati a piedi e in bicicletta.
Nelle ore di punta il trasporto pubblico rimane inoltre il sistema maggiormente utilizzato per muoversi all’interno della città.
Il dato dei motocicli va quindi interpretato soprattutto come indicatore della trasformazione della mobilità privata individuale. Chi sceglie un mezzo personale, sempre più spesso, non sceglie necessariamente un’automobile.
Il nodo dei parcheggi sui marciapiedi
L’aumento delle due ruote apre inevitabilmente anche il tema dello spazio urbano. Duecentomila motocicli significano infatti una pressione crescente sulla disponibilità di parcheggi dedicati.
Scooter e moto occupano molto meno spazio rispetto alle automobili, ma la loro concentrazione nelle zone centrali e commerciali può generare altri problemi. Uno dei più evidenti riguarda la sosta sui marciapiedi, spesso al centro delle proteste di residenti e pedoni.
La questione diventa ancora più delicata quando i mezzi riducono lo spazio disponibile per carrozzine, persone con disabilità o semplicemente per il normale passaggio pedonale.
Se il numero dei motocicli continuerà a crescere, Milano dovrà quindi interrogarsi non soltanto su come regolare la circolazione, ma anche su come organizzare la sosta delle due ruote senza trasferire il problema dalle carreggiate ai marciapiedi.
Una città con meno auto, ma non necessariamente meno veicoli
Il dato complessivo superiore al milione di mezzi restituisce forse l’immagine più efficace della trasformazione in corso.
Milano ha costruito negli anni un modello nel quale l’automobile pesa meno rispetto alle altre grandi città italiane. Parallelamente sono cresciuti trasporto pubblico, mobilità ciclabile, spostamenti pedonali e servizi condivisi.
Ma nello stesso tempo il mezzo privato individuale non è scomparso. Ha cambiato dimensioni e caratteristiche.
Scooter e motociclette rispondono bene alle esigenze di una metropoli compatta, caratterizzata da elevata densità abitativa e da una forte domanda di spostamenti rapidi. Consentono di attraversare il traffico con maggiore agilità, richiedono meno spazio per la sosta e permettono di raggiungere il centro senza sostenere il costo previsto per le automobili in Area C.
Il superamento dei 200 mila motocicli diventa così qualcosa di più di una semplice curiosità statistica. È il segnale di un cambiamento nella relazione tra Milano e il mezzo privato.
La nuova sfida della mobilità milanese
Nei prossimi anni la vera questione sarà capire se questa crescita continuerà e quale ruolo avranno le due ruote nella strategia complessiva della città.
Da una parte c’è l’obiettivo di ridurre traffico, emissioni e occupazione dello spazio pubblico. Dall’altra esiste la necessità quotidiana di centinaia di migliaia di persone che devono raggiungere rapidamente il posto di lavoro, accompagnare i figli, effettuare consegne o spostarsi tra quartieri non sempre collegati direttamente dal trasporto pubblico.
In questo equilibrio moto e scooter rappresentano ormai una componente impossibile da ignorare.
Milano resta la grande città italiana con il minor numero di automobili in rapporto alla popolazione, ma contemporaneamente si avvicina a Roma per diffusione delle due ruote. È una combinazione che racconta bene la specificità milanese: meno dipendenza dall’auto, senza però una rinuncia generalizzata alla mobilità privata.
La soglia dei 200 mila scooter e motociclette segna dunque un nuovo capitolo. E pone una domanda destinata a diventare sempre più importante nella pianificazione urbana: se Milano continuerà a lasciare l’automobile, quale mezzo sceglieranno i milanesi per sostituirla?





















