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Synchro9 guarda alle Olimpiadi: Andrea Gilardi porta l’esperienza delle Hot Shivers a Bangkok

Andrea Gilardi, coach delle Hot Shivers, durante una sessione di allenamento a Bangkok (foto figure and Speed Skating Association of Thailand, FSAT)

Il tecnico italiano protagonista del primo Development Camp asiatico organizzato dall’ISU per il nuovo pattinaggio sincronizzato a nove. Un progetto destinato a cambiare la disciplina, già inserito nel programma olimpico di Alpi francesi 2030.

Il futuro del pattinaggio sincronizzato passa anche dall’esperienza maturata sul ghiaccio italiano. Andrea Gilardi, allenatore delle Hot Shivers, è stato tra i tecnici protagonisti del primo ISU Synchro9 Development Camp organizzato a Bangkok, un appuntamento che assume un significato particolare dopo l’ingresso ufficiale della nuova disciplina nel programma dei Giochi olimpici invernali di Alpi francesi 2030.

Il camp, organizzato dalla Figure and Speed Skating Association of Thailand in collaborazione con l’International Skating Union, si è svolto dal 20 al 24 luglio all’IWIS International Training Center della capitale thailandese. L’obiettivo era portare in Asia competenze, metodologie e conoscenze legate a Synchro9, il nuovo formato con squadre composte da nove pattinatori anziché dai tradizionali sedici.

Per il movimento italiano si tratta di un riconoscimento importante. Gilardi è stato infatti scelto dall’ISU insieme a Marilyn Langlois, allenatrice delle canadesi Les Suprêmes, campionesse mondiali 2026 di pattinaggio sincronizzato. Due tecnici provenienti da realtà di vertice chiamati a contribuire alla diffusione internazionale di una disciplina che nei prossimi anni potrebbe cambiare profondamente dimensione.

Andrea Gilardi e le Hot Shivers nel progetto Synchro9

Il legame tra il progetto internazionale e l’Italia passa dunque attraverso Andrea Gilardi e le Hot Shivers, una delle realtà di riferimento del pattinaggio sincronizzato nazionale.

A Bangkok il programma sul ghiaccio è stato affidato a un gruppo di cinque allenatori. Tra gli esperti internazionali figuravano proprio Gilardi e Langlois. Al loro fianco hanno lavorato anche quattro pattinatori dimostratori provenienti da Canada e Italia, impegnati direttamente con gli atleti junior durante il camp.

Non si è trattato quindi soltanto di lezioni teoriche. Gli atleti hanno potuto confrontarsi direttamente con tecnici e pattinatori abituati alle competizioni internazionali, sperimentando sul ghiaccio le caratteristiche del nuovo formato.

Per Gilardi il punto di forza di Synchro9 è soprattutto la sua maggiore accessibilità.

«Costruire una squadra di nove pattinatori è molto più realizzabile rispetto a costruirne una di sedici», ha spiegato il tecnico italiano. «Nei Paesi con meno piste di ghiaccio e comunità più piccole legate al pattinaggio di figura, Synchro9 offre un percorso realistico e sostenibile per entrare nel pattinaggio sincronizzato».

Una trasformazione che potrebbe allargare sensibilmente la geografia internazionale della disciplina.

Che cos’è Synchro9 e perché può cambiare il pattinaggio sincronizzato

Synchro9 nasce da un’esigenza precisa: rendere il pattinaggio sincronizzato più accessibile, spettacolare e compatibile con i grandi eventi internazionali.

Nel formato tradizionale una squadra può essere composta da sedici pattinatori. Synchro9 riduce il numero a nove e propone esibizioni più brevi e ad alto impatto, senza rinunciare agli elementi fondamentali della disciplina.

Rimangono quindi figure come cerchi, blocchi, ruote, linee e intersezioni, ma cambia il contesto nel quale vengono presentate. Il progetto prevede una competizione più rapida, con maggiore attenzione alla spettacolarità e alla comprensione da parte del pubblico.

Tra le novità studiate dall’ISU ci sono round a eliminazione diretta, un sistema di valutazione più immediato e una presentazione nell’arena pensata anche per televisioni, piattaforme digitali e nuovi spettatori.

L’obiettivo non è sostituire il pattinaggio sincronizzato tradizionale, ma creare un nuovo percorso competitivo capace di superare alcuni degli ostacoli che ne hanno rallentato la diffusione mondiale.

Dai sedici pattinatori ai nove: la strada verso le Olimpiadi

Il numero degli atleti non è un dettaglio.

La riduzione da sedici a nove pattinatori nasce anche dalle esigenze legate alla possibile partecipazione olimpica. Ida Hellström dell’ISU Technical Committee aveva spiegato che l’inserimento olimpico di squadre composte da sedici elementi presentava difficoltà legate soprattutto alla capacità del Villaggio olimpico.

Da qui il lavoro su una formula più compatta.

Dopo una fase di sperimentazione partita dalla Finlandia e allargata a Canada e Stati Uniti, Synchro9 è stato mostrato al grande pubblico nel corso del 2026. La nuova formula è stata presentata anche davanti a oltre 15 mila spettatori durante i Mondiali di pattinaggio di figura di Praga.

Il passaggio decisivo è arrivato successivamente.

Il Comitato Olimpico Internazionale ha inserito Synchro9 nel programma dei Giochi olimpici invernali di Alpi francesi 2030, aprendo per la prima volta nella storia la possibilità di assegnare medaglie olimpiche nel pattinaggio sincronizzato.

Prima ancora, la disciplina farà parte dei Giochi olimpici giovanili invernali Dolomiti Valtellina 2028.

Bangkok diventa il laboratorio asiatico di Synchro9

Il Development Camp thailandese rappresenta un altro tassello di questa strategia.

L’interesse è stato superiore alle disponibilità: 28 squadre hanno presentato domanda per appena 18 posti. Alla fine hanno partecipato 63 persone appartenenti a 18 squadre e provenienti da otto membri asiatici dell’ISU: Australia, Hong Kong, Giappone, Nuova Zelanda, Cina, India, Chinese Taipei e Thailandia.

Un dato che mostra quanto il formato a nove possa diventare importante soprattutto nei Paesi nei quali il pattinaggio sincronizzato incontra difficoltà strutturali.

Meno atleti significano infatti una maggiore possibilità di costruire una squadra. Diventa inoltre più semplice organizzare allenamenti e trasferte e sviluppare programmi competitivi anche dove il numero di pattinatori o la disponibilità di ghiaccio sono limitati.

«Synchro9 offre un percorso realistico e sostenibile», ha sottolineato Gilardi, spiegando come il nuovo modello possa consentire a un numero maggiore di nazioni di avvicinarsi alla disciplina.

L’Italia porta la propria scuola nel nuovo pattinaggio sincronizzato

La presenza di Gilardi nel primo Development Camp asiatico assume così un valore che va oltre l’appuntamento di Bangkok.

La scuola italiana entra direttamente nella fase di sviluppo internazionale di una disciplina destinata a diventare olimpica, mettendo a disposizione il patrimonio tecnico costruito attraverso anni di competizioni.

E il momento storico è particolarmente significativo. L’Italia ha appena ospitato i Giochi di Milano Cortina 2026 e tornerà protagonista del movimento olimpico giovanile con Dolomiti Valtellina 2028, proprio quando Synchro9 entrerà nel programma degli Youth Olympic Winter Games.

Il movimento internazionale del pattinaggio sincronizzato è già molto più ampio di quanto possa apparire al grande pubblico. Secondo i dati presentati al Congresso ISU 2026, sono oltre 1.300 le squadre e circa 22 mila gli atleti impegnati nelle diverse categorie, mentre 30 federazioni membri dell’ISU partecipano al pattinaggio sincronizzato.

Synchro9 punta ad ampliare ulteriormente questa base.

Dal ghiaccio italiano ad Alpi francesi 2030

La prospettiva olimpica cambia inevitabilmente il peso del progetto.

Fino a pochi mesi fa Synchro9 rappresentava soprattutto un esperimento destinato a modernizzare la disciplina. Ora esiste un traguardo preciso: Alpi francesi 2030, quando il pattinaggio sincronizzato entrerà per la prima volta nella storia nel programma dei Giochi olimpici invernali.

Nel mezzo ci saranno le prime competizioni ufficiali della nuova formula, il debutto ai Mondiali 2027 di Nottingham e l’appuntamento giovanile di Dolomiti Valtellina 2028. Il calendario ISU prevede infatti che i Mondiali senior e junior di pattinaggio sincronizzato 2027 si disputino a Nottingham dal 26 marzo al 4 aprile, con Synchro9 inserito nel programma.

Per l’Italia significa iniziare fin da ora a costruire competenze specifiche.

La presenza di Andrea Gilardi nel progetto internazionale rappresenta quindi un passaggio significativo anche per le Hot Shivers e per tutto il movimento italiano. Essere coinvolti nella fase iniziale consente di conoscere dall’interno evoluzione tecnica, metodologia e filosofia di una specialità ancora giovane.

Bangkok, da questo punto di vista, non è stato semplicemente un camp estivo. È stato uno dei primi laboratori internazionali di una disciplina che tra quattro anni assegnerà medaglie olimpiche.

E in quel percorso verso il 2030 c’è già anche un pezzo di esperienza italiana.